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Un incontro per discutere sulle problematiche dei comuni dell’Alto Molise dal punto di vista del crescente calo demografico in corso ormai da decenni, quello tenutosi venerdì 18 giugno ad Agnone. Un incontro al quale hanno partecipato con i loro interventi, sociologi, ricercatori e docenti di economia per analizzare il fenomeno dello spopolamento in ogni suo aspetto. Il convegno, organizzato dal Centro Studi Alto Molise, è stato introdotto dall’intervento del Presidente CSAM, Francesco Paolo Tanzj, il quale ha tenuto a ricordare il crescente interessamento degli ultimi tempi nei confronti delle sorti del territorio dell’Alto Molise, ponendo l’accento anche sulle provocatorie iniziative dei numerosi gruppi pro-unione con l’Abruzzo. Il Sociologo Maurizio Cacciavillani ha esposto una interessante ricerca, fulcro del convegno, basata su dati Istat, il cui obiettivo era quello di stimolare il dibattito sulle problematiche inerenti le trasformazioni demografiche per evitare che sia proprio il processo di spopolamento e di invecchiamento della popolazione a tramutarsi in un decadimento economico, culturale e politico. Dei 12 comuni alto molisani, del resto, i più popolosi sono Agnone e Carovilli, con 5451 e 1468 abitanti rispettivamente. Drammatica è la situazione dei meno popolosi, Pescopennataro e Castelverrino con 328 e 141 abitanti per un totale complessivo di circa 12.000 abitanti per l’Alto Molise, rispetto ai 35.000 dell’inizio Novecento. “Causa di tale spopolamento sono state le grandi emigrazioni, verso gli Stati Uniti prima e verso il Nord Italia poi, mentre a partire dagli anni 80, e ancora adesso, si assiste al cosiddetto spopolamento strisciante, che è un calo invisibile della popolazione, lento, ma costante ed inesorabile ed è causato non più dall’emigrazione ma dal saldo naturale negativo tra i nati ed i morti, con una diminuzione costante di 150 unità all’anno” ha detto Maurizio Cacciavillani nel corso del suo intervento “il risultato è che, crescendo la popolazione anziana, aumenta anche la spesa sanitaria, pensionistica e assistenziale e diminuisce la giovane manodopera tanto importante per il rilancio dell’economia”. Le previsioni riguardo agli sviluppi futuri non sono rosee; si prevede che nel 2040 i nati ogni anno ammonteranno a sole 5 unità, sempre che la situazione di degrado economico causata anche dalla chiusura in atto dei Presidi Ospedalieri, con ciò che ne conseguirà, non dovesse accelerare il processo di spopolamento totale delle zone interne. I settori strategici sui quali investire, facendo un’analisi del territorio e delle sue risorse, potrebbero essere senz’altro quello dell’agricoltura, del turismo, dei servizi alla persona, della green economy, opinione condivisa da Don Alberto Conti, Direttore della Caritas Diocesana di Trivento. “Io credo che la risorsa a sostegno dei territori montani per eccellenza sia quella boschiva; i parchi, il verde, se sfruttati danno i loro frutti, inoltre un settore da sfruttare potrebbe essere quello artigianale, soprattutto per quanto riguarda la lavorazione delle pietre ornamentali. L’agricoltura, poi, necessita di un rinnovamento e in ultimo, non certo per importanza, c’è la risorsa turismo. Credo sia assurdo limitare il turismo in queste zone ai 15 giorni di agosto tra sagre, balli e concerti. Bisogna sfruttare ogni risorsa che possa suscitare interesse turistico e trarne profitto tutto l’anno, magari curando di più le strutture e aggiungendo servizi. Ovviamente per incentivare il turismo ci sarebbe necessità di migliorare la rete viaria, che versa in condizioni inaccettabili e, in qualche caso , scandalose, anche se la Regione continua a non curarsene” ha detto Don Alberto Conti, che poi ha sottolineato quanto la gioventù rappresenti una delle risorse maggiormente inutilizzate a causa della caduta di valori come quello della cultura del lavoro, la quale ha lasciato spazio alla politica dei favori, alla ricerca del posto sicuro. I giovani, secondo Don Alberto Conti, dovrebbero inventare il proprio lavoro e valorizzare ciò che abbiamo, seguendo un comune progetto di risollevamento delle sorti del nostro territorio sotto ogni punto di vista, rendendolo un fattore d’interesse generale, perché la morte delle zone interne del Molise causerebbe l’inevitabile morte di tutto il Molise. Altro tema trattato durante il convegno è stato quello dello smantellamento delle Comunità Montane seguito dall’intervento del Sindaco di Agnone, Gelsomino De Vita, mostratosi particolarmente interessato alle previsioni statistiche dello spopolamento nei prossimi anni. Un tema scottante che, in questo periodo di grande difficoltà per l’Alto Molise, lascia riflettere sulle sorti che potrebbero rivelarsi catastrofiche per la zona, in un periodo di tempo ancora più ristretto rispetto a quello preventivato.
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