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LA NOTA - Campobasso: tre suicidi in due mesi, perchè?
| 2012-06-15 01:52:30 |
di MICHELE PETRAROIA* -
Solo nell’area di Campobasso, 1.200 persone l’anno si rivolgono ai centri socio-sanitari per problemi di disagio mentale.
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In Molise operano diverse Case Famiglie che ospitano in via permanente 140 persone in difficoltà. A questi si aggiungono coloro che restano in cura solo il giorno presso le strutture sanitarie, chi viene seguito direttamente a casa e altri che pur in presenza di disturbi, accedono ai servizi di assistenza medica e sostegno psicologico solo in via saltuaria.
Una società in crisi di identità che vede sgretolarsi le reti di protezione sociale, e non sa rialzarsi per via di una precarietà che ti scombussola la vita, lascia ai margini di una presunta normalità modernizzatrice, un numero crescente di giovani e di adulti alle prese col mal di vivere, e smarriti nel deserto di rapporti umani sempre più aridi e privi di motivazioni sul proprio futuro.
L’attacco allo Stato Sociale indebolisce la scuola che è alla base della formazione del giovane, innalza l’età pensionabile mutando le aspettative di un’intera generazione, taglia i servizi sanitari rendendo più deboli le fasce più esposte al disagio e alla sofferenza, e riduce l’assistenza sociale con effetti devastanti per gli anziani, i diversamente abili e per i non autosufficienti.
In questo quadro la famiglia scoppia, muta aspetto, si scompone e ricompone, ma al di là degli aspetti civilistici che non si discutono, si accentua un progressivo fenomeno di impoverimento che attenua quel ruolo di ammortizzatore di ultima istanza che ha sempre svolto il nucleo familiare in Italia. E con istituzioni evanescenti, commissariamenti permanenti, vuoti della politica e carenze di ideali solidali prima che di risorse pubbliche, cresce il numero dei soggetti che necessitano di essere seguiti, incoraggiati, assistiti e aiutati a superare il problema con sé stessi.
Per affrontare sfide così ardue serve unità d’intenti, non bastano i posti letto nelle Unità di Psichiatria dei nostri ospedali, non sono sufficienti i Centri di Salute Mentale o le Case Famiglia. Occorre un coinvolgimento più ampio per elaborare politiche sociali sinergiche che spingano la società a occuparsi di questi temi senza deleghe in bianco. E’ semplicemente terribile che in una città come Campobasso dove in due mesi si tolgono la vita tre persone di 23, 46 e 54 anni, la questione sia rimasta nelle brevi di cronaca. Tre vite umane spezzate che non riescono a scuotere dall’indifferenza le strutture preposte, gli operatori, gli amministratori e la cittadinanza. Perché ?
* consigliere regionale PD
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