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«Hei, ministro Bersani, stai parlando con me?» A Roma un taxi driver su tre è parente di De Niro
Bob è originario di Ferrazzano, e la maggior parte dei ribelli che incroceranno le braccia il prossimo 11 luglio sono suoi conterranei. La cooperativa 3570 è composta da abitanti di Bagnoli del Trigno, Campobasso, e sono i duri e puri
«Dici a me?!». «Stai parlando con me?!». Che poi sarebbe, nell’originale inglese, «You talkin’ to me?!»: è la frase più cool della storia del cinema - almeno così è stata giudicata dai produttori cinematografici inglesi della Odeon - e Roberto detto Bob de Niro, residente a New York, Uesséi, ma originario di Ferrazzano, Molise, la pronuncia in quella lingua lì, nel mitico film Taxi driver, mentre si guarda davanti allo specchio vestito da veterano del Vietnam e sta per uscire di casa, salire sul suo yellow cab e andare a fare una mezza strage di papponi e magnaccia per liberare la sua bella dalle loro grinfie. Ma mica pretenderete davvero che un tassista italiano, diciamo romano, quindi - per la legge delle probabilità (uno su tre) - di origini molisane, la possa dire in inglese, una frase così, magari rivolto al ministro “sanguisuga” Bersani. «The Liberalizator», per la maggior parte dei cittadini, ma «The Terminator» per i “poveri” tassisti. Il fatto è che, a differenza delle ricostruzioni uscite in questi giorni sui quotidiani e che hanno tirato in ballo, di volta in volta, l’Albertone nazionale del Tassinaro o quello in versione vigile urbano, bisognerebbe tirare fuori qualche film, qualche libro, qualche sceneggiato di ambientazione molisana, ove ce ne fossero (e non ce ne sono) per i tassisti. E già, perché questo dice la storia, anche se poco conosciuta: i tassisti romani che incroceranno le braccia in massa il prossimo 11 luglio (ma già lo stanno facendo a centinaia in questi giorni) e che già oggi si riuniranno in un infuocata assemblea contro il ddl Bersani sulle liberalizzazioni, non sono romani ma, appunto, molisani. Gente tosta, dunque, visto che le origini della regione affondano le loro radici nella epica tradizione degli italici sanniti. Quelli che, tanto per capirci, furono i soli a vincere almeno una guerra con Roma, Forche Caudine in testa. E proprio alle «Forche Caudine» di una protesta che ha già messo a soqquadro mezz’Italia - l’Italia che per lavoro o per ragioni personali non è automunita e non può aspettare i lenti e sonnacchiosi bus e tram - si richiamano i combattivi discendenti di quella gloriosa stirpe, come ricorda uno dei più visitati siti Internet molisani che poi è anche il cuore della (fortissima) associazione dei molisani che vivono a Roma. Il nome (dell’associazione e del sito Internet)? «Forche Caudine», naturalmente (www.forchecaudine.it). Tra le infinite peculiarità di una città dalle mille sorprese come Roma, c’è anche quella di crescere nel suo grembo la più folta comunità di molisani: sono 50 mila i romani di origini molisane (un numero enorme se si pensa che il Molise conta poco più di 300 mila abitanti) e ben duemila tra loro guidano un’auto oggi bianca ma ieri gialla su un totale dei seimila tassisti della Capitale. Vengono per lo più dalla provincia di Campobasso, il capoluogo di regione, ma anche da quella di Isernia, la seconda città capoluogo ma la terza per importanza, nella regione, visto che la prima è Termoli, sul mare. Dove, peraltro, ha sede uno dei più grandi stabilimenti Fiat d’Italia degli ultimi dieci anni, superato per dimensione e per importanza solo da quello di Melfi. E se il Molise è composto da 136 piccoli comuni, c’è almeno un operaio della Fiat in ogni comune che lavora nei tre stabilimenti di Termoli. Dal che si deduce che in Molise, o rimani sul posto e lavori alla Fiat (Gad Lerner coniò per loro la felice definizione di «metalmezzadri») oppure emigri, principalmente a Roma, e fai il tassista. Il che poi non è così vero se si pensa che i proprietari di oltre 200 profumerie capitoline provengono da un solo paesino molisano, Sant’Elena Sannita e che la capitale pullula anche di un esercito di ristoratori, garagisti, sarti e altri mestieri, tutti molisani doc. Ma il mestiere dei mestieri è, appunto, uno solo, il tassista. La cooperativa 3570, la più forte e la più nota (oltre che la più affidabile) cooperativa di radio taxi rigurgita di molisani e in particolare di “bagnolesi”, che poi sono gli abitanti di Bagnoli del Trigno, provincia di Campobasso, e sono anche i più duri nell’attuale protesta. A partire dal presidente del 3570 e dell’Uri (Unione radiotaxi d’Italia), Loreno Bittarelli, sannita d’adozione se non super-doc che non si tira certo indietro se deve opporsi a pie’ fermo ai “malefici” liberalizzatori Prodi&Bersani. Ma non solo il 3570 è un covo di molisani, anche altre cooperative di taxi romani, per non dire di Andrea Pietravalle e Giuseppe Marà, che conducono una notissima - tra i tassisti e non solo - rubrica radiofonica, «Taxi biancazzurri e giallorossi». I due sono entrambi originari di Bagnoli del Trigno, paese che ha dato i natali a oltre un migliaio di tassisti romani, anche se nessuno di loro tifa per il povero Campobasso, che solo nel 1982/’83 toccò il semi-cielo con un dito giocando in serie B (quell’anno, peraltro, al Campobasso Fc, capitò di sfidare sia Milan che Lazio, ma ne fu sconfitto malamente). E proprio il sindaco di Bagnoli del Trigno, 955 anime per 455 famiglie adagiate nell’alto Molise, ci racconta come nasce una tradizione: «Nell’immediato secondo dopoguerra il Molise era una terra poverissima, distrutta dalla guerra. A migliaia emigrarono a Roma, dove presero a guidare le “botticelle”, cioè le carrozze trainate dai cavalli. Quando nacquero i primi taxi ereditarono le licenze, che poi si tramandarono di padre in figlio. Fino a quindici anni fa, quando d’estate tornavano in paese, le piazze e le vie si riempivano di centinaia di macchine color giallo. Ora non si può più portare l’auto fuori città, ma i bagnolesi tornano lo stesso, tutte le estati. E da 900 diventiamo un paese di 9 mila persone... Naturale che stia dalla loro parte». A Sant’Elena Sannita, a Duronia, a Salcito si ripetono, ogni estate, scene identiche: anche il sindaco di Salcito non ha dubbi: «O si liberalizza tutto o niente. Hanno ragione i tassisti. Quantomeno bisognava concertarle con loro, le decisioni». E così, la parola magica, “concertazione”, è arrivata - via tg - anche nel piccolo Molise. E feste particolari per i tassisti, ce ne saranno? «A qualcosa penseremo», spiegano i sindaci, «magari a degli attestati di benemerenza, ma i nostri tassisti si accontentano di tornare al paese, mangiare bene, seguire feste e processioni». Magari, volendo, per cercare di distendere i nervi potranno fare un salto nella vicina Ferrazzano, dove il sindaco Giovanni Gianfelice organizza tutti gli anni una rassegna cinematografica intitolata “Roberto de Niro”, dal nome del più illustre concittadino di Ferrazzano. «No, qui non è mai venuto, l’ultima volta la visita è sfumata per gravi dissidi politici con il presidente Bush...» rivela dopo qualche resistenza. Poi sospira: «I problemi dei tassisti? Mah, cosa le devo dire, qua è un problema che non avvertiamo. Sa, il Molise è così piccolo, si gira meglio a piedi». Anche tra i discendenti dei sanniti, è chiaro, alberga il seme della discordia e del tradimento.
Ettore Colombdo
(Da "Il Riformista" del 5 luglio 2007)
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