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  Asterisco per l'artista molisano Antonio D'Attellis
2006-09-04 09:00:00
 di MAURIZIO VITIELLO - Proseguendo sul territorio molisano ricordiamo l’attività di Antonio D’Attellis, che  ancora insiste a “far pittura” e nel continuare questo “esercizio” definisce prove su prove di confortante interesse.
 
Il segno voluto, le assennate forme, la natura inseguita per farla propria, la ragionata ed accorta teoria di modulati cromatismi risultano alcuni degli elementi distintivi delle elaborazioni strutturate dall’artista, in anni di motivata ricerca.
Ricordiamo che venimmo ad inaugurare mercoledì 25 maggio del 2005 la mostra “Asterischi” di Antonio D’Attellis, allocata alla “Pinacoteca Dinamica della Provincia di Campobasso”, organizzata e voluta da Piero Perrino, che restò aperta sino al successivo lunedì 6 giugno e registrò un forte afflusso, motivato da un indiscutibile successo.
Nella “Sala Consiliare” della Provincia di Campobasso fu presentato il catalogo “ANTONIO D’ATTELLIS ASTERISCHI” e subito dopo fu inaugurata la personale dell’artista campobassano, con 80 dipinti, alla “Pinacoteca Dinamica”, organizzata da Piero Perrino.
Alla cerimonia di apertura, oltre al Presidente della Provincia, Augusto Massa, e all’Assessore alla Cultura, Vincenzo Rosati, notammo vari artisti, tra cui Vincenzo Mascia, del movimento internazionale MADI, gruppo di alta rilevanza culturale e visiva, ed, all’epoca, anche consigliere provinciale entrante da solo venti giorni, dopo aver vinto un lungo ricorso.
Parlammo, poi, piacevolmente con il grande scultore Pasquale Napoli, che ha innalzato in una piazza di Campobasso un monumento, strepitosamente avvincente nella sua volumetria, in pietra leccese, di fronte al terminal degli autobus.
Vedemmo il consolidato Antonio Pettinicchi e Antonio Mastrangelo, scultore emergente.
Tra gli operatori  notammo anche Nino Barone e Dante Gentile Lorusso, da ricordare per le interessanti operazioni di “Limiti Inchiusi”, mentre, tra il pubblico, notammo Tecla Vitale, Mimma Banderuola, Loredana Lepore, Elisa Scocchera.
L’artista Antonio D’Attellis è sempre in viaggio in giro per il mondo, tra Milano e gli U.S.A. (si vedano i suoi lavori dentro e fuori “Villa Fiona” a Los Angeles, al 2321 Castilian Drive).
La ricerca lo vede lavorare nel suo studio, ma sempre proteso ad incontrare in altre città suggerimenti, sfondi, pretesti, modelli e spunti. Da una Venezia ripassata nella memoria delle sue diverse luci ed atmosfere, che la vedono visitata da onesti e tranquilli viaggiatori di un tempo andato o “invasa” da turisti d’assalto, ad altre città italiane si sposta l’occhio pittorico e stringente su multiple vedute di Antonio D’Attellis.

Ma anche altri temi considera l’artista, che spazia a trecentosessanta gradi, quasi a voler dichiarare che tutto lo interessa e tutto deve essere affrontato per recepire il senso della realtà ed il gusto della vita.
Ecco alcuni temi trattati: gli affetti familiari segnalati da un tenero bacio di conforto tra anziani coniugi raffina una poesia figurativa, un concerto tra migrazioni pagane e visioni sacre suona sordo al cospetto di invitati, comunque, non indifferenti, ma “fuori ruolo”, come li vedrebbe un Sughi; una “Deposizione” suggerisce ricordi caravaggeschi, ad esempio la “Resurrezione di Lazzaro”, con l’attonito e piangente stupore di una contadina di fede; il sangue che infradicia il volto di una vittima descrive l’orrore della violenza; le donne come catalizzatrici di vita; l’autoritratto come miscelatore di potenzialità e di intenti.
Antonio D’Attellis è sincero nelle sue manifestazioni e le sue redazioni pittoriche intendono sottolineare l’innocenza delle sue mute investigazioni, fissano gli umori del suo spirito attento alle visioni del mondo e captano rapaci le insorgenze del mondo contemporaneo.
Le sue interpretazioni rimbalzano sullo schermo delle tele per distinguere desideri ed impulsi da osservazioni ed indagini.
Nel suo dipingere scivolano spaccati speculari dell’esistenza.
Un quadro o una tecnica mista su carta risulta una cadenza visiva di un percorso concettuale, che va a rintracciare note passate e richiami presenti.
Emerge la volontà di nutrire la tela con essenze cromatiche forti o di far assorbire alla carta umori antichi.
Antonio D’Attellis versa misure coloristiche e dinamiche segniche di impronta espressionista e richiama convinzioni rilevanti ed una partecipata rispondenza di riferimenti mediterranei.
Bellissimo, convincente e di rilevanza sociale un lavoro, sui toni sommessi del grigio, dedicato “in illo tempore” agli uomini rinchiusi in manicomio.
Di fascinosa suggestione e di calibrata emozione il convincente ritratto di Antonio Pettinicchi.
Notevoli gli autoritratti che sottolineano una personalità di forte carattere e ci indicano un’illimitata bravura, forse, non incanalata, ma indirizzata a ventaglio su varie matrici pittoriche.
In conclusione, pensiamo che almeno un lavoro dell’importantissima serie degli autoritratti  dovrebbe essere collocato in uno spazio pubblico, per conservare, così, un tassello autobiografico dell’artista molisano e registrare la sua pennellata libera ed ebbra.
Ma il Molise raccoglie i suoi autori, conserva e tutela le opere dei suoi pittori e scultori contemporanei?

 

   
 

 

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