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Insomma, accreditati tuttologi a mezzadria e parolai in esubero (disgraziatamente mai messi in mobilità), vittime della loro stessa coazione a scrivere e ad agire per il bene comune hanno riferito la loro valente opinione, lanciato moniti e strali, dato suggerimenti e, purtroppo, anche fatto azioni dimostrative relativamente alla vicenda che riguarda Robert De Niro e il paese di Ferrazzano. In nome di chi parla questo stuolo di teneri frustrati? Chi ha chiesto a questo ardimentoso manipolo di simpatici personaggi in (continua) cerca d’autore di indicare la via e le scelte giuste? Chi ha incaricato questa combriccola di amorevoli sfigati di disegnare il destino collettivo? Probabilmente essi sono “in missione per conto di Dio”, verrebbe da dire citando scherzosamente John Belushi in The Blues Brothers. Nondimeno il distillato di autorevole paternalismo, che gocciola dalle loro fronti eternamente corrugate, rende più lieve il peso dell’anello al naso dei Molisani. Nei giorni scorsi un contributo originale. Finalmente! Incipit lapidario e miliare (“Sono di Ferrazzano.”). Prosa deliziosa (“…operazioni promozionali maggiormente progettate e organiche, più strutturali e sofisticate.”; “…la visita del grande attore…non rappresenterebbe la palingenesi di rinascita di un comune che ben altre, articolate, programmate e strategiche scelte dovrà compiere…per definire la sua identità urbanistica e territoriale…”). Deliquio da criptolalia (“…un patrimonio d’affetti che da sempre lavora sul versante oscuro e radicale dell’identità.”; “E’ un progetto organico e articolato che diventa produttivo perché dà dimostrazione (più efficace quanto meno esornativa) di aver saputo svolgere adeguatamente ognuna delle opzioni di sua pertinenza.”). Inesausta tensione didattica (“La visita è...un atto di reciproca cortesia, una cerimonia formale...che celebra un’intesa e contemporaneamente la rinnova”, “...quei territori sono stati governati curando la proprietà sociale e il bene comune, al riparo dalla speculazione che depaupera quello che è di tutti, per il privilegio stolido, indicibile e trafficone di qualcuno.”). Preziosi suggerimenti (“Il futuro di Ferrazzano si gioca sullo svolgimento di alcune evidenti vocazioni, clamorosamente sotto gli occhi di tutti.”; “I servizi per la cultura, per l’ambiente e per il tempo libero possono rappresentare l’orditura di opportunità che definiscono, e al meglio, la fisionomia di un micromodello di sviluppo postindustriale e innovativo.”; “Il piano di fabbricazione poi, se progettato con equilibrio e governato con dinamismo e trasparenza, può rispondere alle esigenze abitative e di servizi avanzati del Capoluogo, naturalmente senza svendere e depauperare il territorio; anzi qualificandolo.”). Una precisazione e una curiosità. La precisazione. “E’ stato fatto di tutto.”, si dice nell’intervento. Non proprio. Infatti, lo scorso sabato 14 aprile, negli studi della RAI a Roma durante la popolare trasmissione televisiva “Domenica in”, il Sindaco di Ferrazzano, in nome della sua cittadinanza, avrebbe dovuto (e voluto) consegnare a De Niro la formale lettera di invito dell’Amministrazione del suo paese. Purtroppo “un inatteso incursore” di Campobasso, forse abituato più agli sgarbi che alle buone maniere, ha impedito che tale consegna avesse luogo. I Ferrazzanesi lo ringraziano. E tuttavia una breve riflessione sulla qualità artistica dell’“incursione” va fatta. Si è trattato, infatti, di un gustoso esempio di recitazione sperimentale. E’ stato come declinare un gesto dannunziano alternando la sensibilità di un attore della scuola di Valerio Staffelli di “Striscia la notizia” a quella di un attore dell’Actors Studio di Lee Strasberg; alternando il metodo Stanislavskij a quello di Stanislao Moulinsky. Del resto, Scorsese e De Niro lo avevano già descritto mirabilmente con il paradigmatico caso umano di Rupert Pupkin in The King of Comedy: cosa non si fa per (tentare di) consegnare il proprio voluminoso seppur leggero curriculum artistico al divo a portata di mano e di figuraccia? Peccato che la trasmissione nazionalpopolare fosse registrata e, quindi, l’incursione sia stata cancellata. Ma il mito nasce anche dalla leggenda e quest’ultima si alimenta pure con il passaparola. Così da Montenero Valcocchiara a Montenero di Bisaccia, da Pizzone a S. Giacomo degli Schiavoni, da Indiprete a Macchiavalfortore, da Guasto a Provvidenti, da Temennotte a Chiauci, da Roccaravindola a Montemitro, tutti in Molise conoscono già o conosceranno “prossimamente su questi schermi” la memorabile esibizione televisiva. Però, come anche un qualsiasi sapiente di professione capirebbe, il mancato invito a De Niro non è proprio un dettaglio. Senza l’invito formale e ufficiale non si può dire che l’attore snobba i suoi compaesani, la sua terra e, addirittura, l’intellighenzia che la (ri)anima con l’inconfondibile chiacchiericcio di fondo. Perciò “non” è stato fatto di tutto. Anzi, c’è molto da fare ancora. A ogni modo, probabilmente De Niro non verrà mai a causa dei suoi molteplici impegni. Oppure verrà senza preavviso e senza suscitare il clamore dell’attesa, ma solo l’irritazione per la mancata parata dei Vip in sedicesimo che abbondano anche in Molise, oppure per la mancata “vetrina” di qualche speculatore doc(casione). In ogni caso sarà un “problema” della collettività dei Ferrazzanesi e non di qualche inestimabile intellettuale a gettone. Tuttavia resta il fatto, non l’opinione, che De Niro non è mai stato invitato formalmente e ufficialmente. La curiosità. Tutti sanno (anzi credevano di sapere) che De Niro è nato a Syracuse (New York City). Eppure nel contributo più recente l’attore viene qualificato “star californiana (e sottolineo californiana)”: perché? Misteri del versante oscuro e radicale dell’identità.
L’organizzazione di “C’era una volta in Ferrazzano – omaggio a Robert De Niro”
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