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In entrambe le conferenze relatore è stato il prof Antonio FRATANGELO, ricercatore, storico, autore di diverse pubblicazioni sull’argomento, già ispettore scolastico, nonché addetto culturale per 15 anni presso l’ambasciata italiana a Bruxelles. La battaglia di Canne è la battaglia più sanguinosa della storia: in un solo giorno costò ai romani l’annientamento di 14 legioni su 16 e la distruzione della sua cavalleria e di quella degli alleati. Degli oltre 80.000 uomini in campo solo diecimila riuscirono a fuggire e a rifugiarsi a Canosa, unitamente al console Varrone, altrettanti rimasero prigionieri dei Cartaginese: quelli che si erano rifugiati negli accampamenti minore e maggiore, rispettivamente alla destra e alla sinistra del fiume Aufidus. Una vittoria strepitosa da parte di Annibale che riuscì a distruggere, in circa 10 ore di un corpo a corpo quanto mai cruento, una potente macchina da guerra che mai prima d’allora Roma aveva messo insieme, benché avesse un esercito di poco più di 40.000 uomini tra fanti e cavalieri, la metà dei Romani. Frutto di un grande genio militare, che seppe attrarre il nemico nel posto che aveva scelto per lo scontro e di ciò ringraziò gli Dei personalmente e invitò i suoi soldati a fare altrettanto: “Ebbene, ringraziate in primo luogo gli Dei per questo: essi, infatti, per aiutarci ad ottenere la vittoria, hanno condotto i nemici in luoghi simili;” ( Polibio, Storie, libro 3°, 111). Ma dove si è svolta effettivamente la battaglia di Canne? Secondo la storiografia ufficiale avvenne il 2 agosto del 216 a.C. a Canne presso il fiume Ofanto (Aufidus) a pochi chilometri da Canosa di Puglia (BA). Da circa vent’anni, grazie all’impegno e agli studi del prof. Antonio FRATANGELO, è nata una storiografia ufficiosa, al momento, che pone lo storico scontro lungo le rive del fiume Fortore, alla confluenza con il Tappino, tra Gambatesa e Celenza-Carlantino in provincia di Foggia. Per evitare di scrivere le classiche fantasie campanilistiche, trascriveremo fedelmente gli scritti degli autori romani. Tutti gli storici concordano su alcuni fatti: i due eserciti erano attestati l’uno di fronte all’altro: a Larino l’esercito romano guidato prima dal console Quinto Fabio Massimo, detto il “il temporeggiatore” per la sua tattica temporeggiatrice che rifiutava lo scontro frontale, e successivamente dai consoli Lucio Paolo Emilio, che propendeva per la stessa tattica del predecessore, e Gaio Terenzio Varrone che propendeva, invece, per l’attacco frontale e subito; a Gereonio, a circa sei chilometri, l’esercito cartaginese guidato da Annibale. Così Livio nel libro XXII: § XXIII “Annibale era acquartierato sotto le mura di Gereonio, città da lui presa e incendiata ma di cui aveva lasciato in piedi alcuni edifici per servirsene come granai” § XXIV “L’esercito romano era allora nel territorio di Larino; lo comandava il maestro della cavalleria Minucio, essendo partito il dittatore, come si è detto, alla volta di Roma. … Annibale … perciò, cosa che nessuno crederebbe essendo il nemico tanto vicino, mandò un terzo dell’esercito per viveri, tenendone due terzi nel campo; e poi portò il campo stesso più vicino al nemico , a circa due miglia da Gereonio, …” Ancora gli storici concordano nel dire che i due eserciti impiegarono, per raggiungere la rocca di Canne, due giorni di marcia. Polibio: libro IV § 110: “Il giorno dopo , tolto il campo, conducevano l’esercito dove sentivano dire che i nemici erano accampati. Giunti sul posto il secondo giorno, si accamparono a una distanza di circa cinquanta stadi dai nemici. Lucio, avendo constatato che i luoghi lì intorno erano pianeggianti e spogli, disse che non bisognava attaccare battaglia, poiché i nemici erano superiori nella cavalleria, ma piuttosto attirarli a se e farli avanzare in luoghi in cui la battaglia sarebbe stata combattuta prevalentemente dalle truppe di fanteria.” Se la fanteria romana non può combattere in una pianura come quella pugliese, dove erano, allora, i due eserciti? E il tempo? in due giorni nessun esercito avrebbe potuto percorrere i 120 chilometri che separano Larino-Gereonio dal fiume Ofanto. Canne doveva trovarsi, e sicuramente è ancora lì al suo posto, non oltre i 30 – 35 chilometri lungo un fiume chiamato Aufidus. Leggiamo STRABONE, geografo: nato ad Amaseia, nel Ponto, nel 64/63 a.C. e morì nel 21 – 23 o 24 d. C. Strabone scrisse in 47 libri i “Commentari Storici”, che proseguivano la narrazione di Polibio; ci sono giunti solo dei frammenti e la Geografia in 17 libri in cui descrive la geografia del mondo allora conosciuto. Nei libri V e VI descrive l’Italia. La Iapigia (attuale Puglia) viene divisa in tre zone: a sud la Messapia, al centro la Peucezia e a nord la Daunia. Nella descrizione della Peucezia § 9 dice: “ da Bari al fiume Aufidus , su cui si trova il porto dei Canusiti, ci sono 400 stadi; per raggiungere il porto si risale il fiume per 90 stadi. Vicino c’è anche Salapia, porto della città di Argyrippa: non molto lontano dal mare , nella pianura, sorgono infatti due città, che furono un tempo le più grandi fra le Italiotidi, come mostra il loro muro di cinta: Canusium ed Argyrippa, …Nel tempio di Atena a Luceria (attuale Lucera) ci sono per esempio antichi doni votivi (anche Luceria fu un’antica città dei Dauni , ora caduta in rovina) e nel mare vicino ci sono due isole chiamate “Isole di Diomede”. Nessun accenno, dunque, alla presenza di Canne nei pressi di Canusium. In una descrizione così meticolosa dei luoghi poteva, Stradone, omettere di indicare Canne, località tanto famosa? Nel § 11 leggiamo: “Lo spazio che viene subito dopo il Gargano è occupato da un golfo profondo: sulle sue rive abitano gli Apuli propriamente detti , che parlano la stessa lingua dei Dauni e dei Peucezi e non si distinguono da loro, almeno oggi, per nessun aspetto, sebbene sia ragionevole supporre che precedentemente ci fossero delle differenze e che per questo anche i nomi diversi abbiano prevalso in opposizione fra loro. In tempi precedenti, dunque, l’intero paese era prospero, ma fu poi devastato da Annibale e dalle guerre successive. Qui avvenne anche la battaglia di Canne , in cui i Romani e i loro alleati subirono una grande perdita di vite umane. Nel golfo c’è un lago e oltre il lago, nell’entroterra, c’è Teanum Apulum, omonimo di Teanum Sidicinum; …” La descrizione di Strabone è chiarissima e incontestabile: Canne sorgeva nella Daunia. C’era e c’è un solo fiume che scorre nella Daunia: l’attuale fiume Fortore, un tempo navigabile. Abbiamo appreso recentemente che nel comune di Casalnuovo Monterotaro (FG) c’è una contrada detta Ofantine. Si riferisce, forse, all’antico nome del Fortore? Forse la toponomastica, e anche l’onomastica, vogliono raccontarci la nostra storia e stanno lì ferme aspettando che qualcuno, agli albori del terzo millennio, faccia loro le domande giuste per darci, felici, le risposte che cerchiamo. Ci auguriamo che le autorità preposte prendano valide iniziative per la ricerca dei luoghi della battaglia di Canne. Da parte nostra, e sono sicuro anche da parte del Prof. FRATANGELO, tutta la disponibilità.
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