|
Un tracciato di circa 150 km, in due tratte: San Vittore-Venafro-Isernia-Bojano-Campobasso e Bojano-Termoli; 121 viadotti (per complessivi 40,3 km); 15 gallerie (per 11,8 km); 35 svincoli di collegamento. Questa mega opera da un lato non trova alcuna giustificazione nel volume del traffico molisano, dall’altro è l’ennesima aggressione devastante ai beni paesaggistici e culturali del Molise, produce isolamento ulteriore delle varie zone interne, e tanti altri danni e disagi alle popolazioni ed ai comuni (emblematico è il caso sollevato dal comune di Pettoranello laddove si danneggerebbero opere come l’impianto sportivo in erba alimentato ad energia solare ed altre strutture di servizio pubblico). Tale ultimo aspetto dimostra peraltro come il progetto ignori completamente la realtà territoriale e le reali esigenze delle popolazioni locali. Intanto, lungo l’asse di collegamento Molise-Lazio, le principali strade molisane franano in continuazione ed il trasporto ferroviario va verso il disastro (come segnalano spesso i viaggiatori della linea Campobasso-Roma). E’ dunque evidente che con quei miliardi di euro nel Molise si dovrebbe fare ben altro: rafforzare la rete stradale di collegamento col Lazio già esistente a partire dalla Bifernina, in termini di sicurezza e scorrevolezza (doppie corsie + sicurezza), attuare un piano di messa in sicurezza dalla frane, e rafforzare il servizio ferroviario e delle autolinee di servizio pubblico. E’ questo il piano alternativo di investimenti nella nostra regione, che il PCL MOLISE da tempo propone, da attuarsi senza speculatori privati mediante una gestione pubblica e democraticamente controllata: sarebbe utile alla popolazione, darebbe molta più occupazione e meglio tutelata, in quanto libero dalla gabbia dei profitti, dello sfruttamento e delle ruberie delle lobby private. Ma perché a fronte delle suddette reali esigenze soffocate, si continuano a sprecare miliardi per mega opere inutili e dannose, dalla Termoli-San Vittore, allo spropositato auditorium di Isernia, all’aeroporto di Cantalupo ? La verità è che molla del sistema capitalistico è la legge del profitto, che porta ad arricchire pochi a spese del resto della società. Di qui tali assurde mega opere, progettate solo per ingrassare le varie lobby economiche del settore, anche mafiose, che pur di spartirsi il bottino miliardario non importa di devastare il Molise e mandare le masse popolari in bancarotta. Peraltro di questi loschi appetiti già ne abbiamo avuto un primo avvertimento con la variante di Venafro, leggasi scandalo “piedi d’argilla” (prima fase di lavori del megaprogetto Termoli-S.Vittore), dove erano in ballo “solo” 76 milioni; figuriamoci cosa accadrà per i prossimi 3 miliardi e mezzo di cui 1 miliardo e 100 già sarebbero sbloccati da Passera, uno dei ministri dei banchieri. Insomma nel Molise, come altrove, occorre una svolta di fondo: c’è bisogno di tante piccole opere indispensabili e non di mega opere inutili e devastanti. E’ perciò importante la mobilitazione popolare per fermare a questo ennesimo progetto megalomane, per affermare un nuovo modo di investire le risorse pubbliche. Ma è altrettanto necessario legare la lotta immediata sul territorio alla prospettiva di rovesciare questo folle sistema capitalistico: si tratta di costruire un nuovo modo di produzione, dove le opere si fanno in funzione della loro effettiva utilità sociale, non per ingrassare le lobby finanziarie e i loro partiti (PDL, Lega, PD, terzo polo e compagnia). Su questa piattaforma il PCL MOLISE chiama ad una lotta unitaria tutta la sinistra politica e sindacale molisana.
*COORDINATORE REGIONALE DEL P.C.L.
|