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Isernia, una provincia per morire...
| 2012-07-28 03:26:58 |
di AGOSTINO ROCCO -
Non c’erano i cittadini di Isernia nell’Auditorium di Via Berta e la manifestazione che qualcuno sperava oceanica è scivolata via nell’indifferenza generale, anche se le nefaste conseguenze dopo la soppressione della Provincia di Isernia saranno di portata catastrofica e la città capoluogo perderà le uniche risorse oggi disponibili per la sopravvivenza del suo tessuto sociale, demografico ed economico.
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A fine anni Settanta, Pasquale Passarelli scriveva “Isernia, una provincia per morire” preconizzando così il triste destino di una civilissima cittadina del Mezzogiorno italiano che meriterebbe sorte migliore. Chi scrive questa nota ha lavorato presso l’Amministrazione provinciale di Isernia dal 1970 al 2010, dunque con tutti i presidenti che hanno governato l’Ente, ed ha vissuto tutti gli avvenimenti che ne hanno segnato il cammino, nel bene e nel male. Mai però la Provincia aveva vissuto un periodo nero come quello attuale, disegnando sullo sfondo della dolorosa soppressione anche la caduta verticale delle sorti della città pentra. Purtroppo il calo della credibilità istituzionale della Provincia era iniziato già da alcuni anni, sotto il peso di scelte politiche sbagliate, la creazione di enti sub provinciali “fantasma” inventati solo per aumentare poltrone e prebende, il ricorso a continue consulenze e assunzioni di chiara impostazione clientelare. Da anni dunque l’Amministrazione provinciale si era staccata dalla realtà e dai bisogni dei suoi cittadini. Le decisione di assumere sovente parenti e congiunti di dirigenti e di funzionari, di satrapi della politica locale o di alti dirigenti pubblici, ha creato intorno alla Provincia un clima di ostilità e di disinteresse, lo stesso clima che ha lasciato l’Auditorium mezzo vuoto nella riunione voluta da Mazzuto per salvare il salvabile. Ma c’è poco o nulla da salvare, perché, come aveva scritto Passarelli 40 anni addietro, Isernia era e resta “una provincia per morire”. Asfittica, senza linee guida per un vero sviluppo del territorio, priva di adeguata politica industriale e soprattutto di una guida al vertice capace di proporre cose nuove e di concreta rispondenza alle domande della gente. Invece l’Amministrazione, dal 2000 in poi, si è “inventata” quasi esclusivamente progetti a vuoto, enti e consorzi senza reali obiettivi, posti di lavoro che servono solo a sistemare i soliti noti, fino alla nomina recentissima di un “direttore generale” del tutto inutile a pochi mesi dalla liquidazione dell’Ente. Una provincia per morire, dunque, di fame, di noia, di illusioni perdute, di sogni infranti e di povertà strisciante. Poi è arrivato il governo Monti a celebrare il funerale definitivo. Ma in effetti, a pensarci bene, il suo funerale l’Amministrazione provinciale pentra se l’era già organizzato in proprio da anni, spending review a parte.
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