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  L'acqua non è una merce
2007-11-22 01:37:53
 di DON SILVIO PICCOLI* - Sicuramente sarà apparso strano, il fatto che il 18 marzo 2006 in tutti i comuni della Regione Molise arrivasse un fax a firma dei responsabili della diocesi di Termoli-Larino.
 

Era un appello sul tema dell'acqua rivolto a tutti i sindaci dei comuni molisani: «Non tradite i vostri cittadini ma salvaguardate i loro diritti. Non permettete che il diritto all'acqua diventi merce da pagare».
Il 22 marzo era convocata l'assemblea dei sindaci del Molise facenti parte dell'unico Ato (Ambito territoriale ottimale) Molise per «affidare» la gestione delle acque ad una delle imprese private che avevano fatto pervenire un'offerta. Si era nel pieno della campagna elettorale per il Consiglio regionale. Nessuno parlava dell'acqua, nessun partito l'aveva nei suoi programmi: il disinteresse era totale.
Già in precedenza, per ben tre volte, l'assemblea dei sindaci non aveva raggiunto il numero legale per deliberare quale scelta compiere, tanto che la regione aveva variato la norma per cui sarebbe bastato un terzo dei sindaci rappresentanti non i comuni, bensì la popolazione del Molise. Grazie alla stampa e alle televisioni, forse perché era una diocesi a prendere posizione così netta, l'appello ebbe un enorme rilievo e suscitò l'immediata reazione dei politici pronti a dichiarare il loro impegno perché l'acqua fosse riconosciuta come un bene pubblico e garantita come un diritto di ogni cittadino. Un ordine del giorno successivo del consiglio regionale sancì con voto unanime tale volontà; nel frattempo l'Ato Molise, aveva rinviato ad ulteriore data la delibera di affidamento, come si era chiesto.
Avevamo però sperimentato quanto fosse arduo innanzitutto capire la problematica. Sollecitati dalla battaglia di padre Zanotelli a Napoli e dall'informazione delle riviste missionarie che avevano documentato le esperienze del sud del mondo, volevamo vederci chiaro. Il cammino di riflessione della diocesi, in vista del convegno ecclesiale di Verona, ci consentì di inserire il tema dell'acqua nella riflessione sulla «cittadinanza».
Con fatica si arrivò a dipanare il filo conduttore che, dalle direttive europee, alle leggi e decreti nazionali, portava a subire come inevitabili le scelte dell'Organizzazione mondiale del commercio che si introducevano nella nostra vita fino «ai rubinetti delle nostre case» - avevamo scritto ai sindaci - senza che ne avessimo la minima consapevolezza.
L'incontro con Renato di Nicola dell'Abruzzo Social forum ci portò a partecipare al Forum italiano dei movimenti per l'acqua, che si tenne a Roma nel 2006. Resi più consapevoli della problematica, ci siamo fatti promotori, con tanti che hanno condiviso il cammino, di assemblee pubbliche con l'Ato Molise per conoscere questo mondo sconosciuto, riscontrando disponibilità piena di cui va dato merito.
Il Vescovo, il clero e le parrocchie si affiancarono al coordinamento regionale, nel frattempo sorto per l'impegno di sindacati, politici, associazioni, movimenti di varia ispirazione. A nessuno venne chiesto «da dove venisse» ma solo «verso dove andava»: la direzione era comune, la passione anche, abbiamo camminato insieme con un buon risultato: in rapporto alla popolazione, il Molise è la regione con il maggior numero di firme raccolte per la legge d'iniziativa popolare. Il cammino non era finito, anzi. Il famoso proclama della Regione è rimasto senza conseguenze. Sarebbe dovuta sorgere subito una commissione mista presso l'assessorato competente per preparare il testo da proporre al consiglio regionale; ma da un anno e mezzo la commissione non è ancora costituita.
Molte altre cose sono accadute. E'stata avviata una centrale turbogas a Termoli da 800 Mw, che assorbe ogni anno sette milioni di metri cubi d'acqua, sebbene sia stata contestata da tutto il mondo agricolo e dalla più imponente manifestazione civile accaduta nel Molise. Pur avendo già, in una regione così piccola, due grossi invasi artificiali funzionanti da anni, si attiverà a breve un terzo appena ultimato e, in questi giorni, si progetta, in concerto con la Puglia, un quarto invaso nei paesi del cratere del terremoto: S. Giuliano di Puglia e Bonefro, prevedendo la sparizione di 250 ettari di terreno sullo stesso bacino idrico dell'invaso di Occhito, già esistente. Nulla, però, si decide né si progetta su come questo immenso patrimonio, con l'aggiunta di acquedotti e sorgenti, sarà gestito. Il famoso detto «Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur» si potrebbe tradurre così: mentre la politica locale dorme, il potere onnipotente e diffuso degli interessi macina successi nell'incertezza del diritto.
Saremo a Roma il 1° dicembre. Non possiamo non esserci, altrimenti, questa volta non i sindaci, che hanno ascoltato il nostro appello, ma noi verremmo a tradire le attese della popolazione molisana.

*Responsabile area Caritas della diocesi di Termoli-Larino

(Da "Il manifesto" del 19 novembre 2007)

 

   
 

 

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