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  Non facciamo morire la speranza del cambiamento
2006-11-02 04:41:48
 di MARINELLA CIAMARRA - Ho appena appreso dai telegiornali locali, tra l’altro come ultima notizia data (e non prima come sarebbe dovuto essere), degli spiacevolissimi episodi accaduti ai danni del direttore del giornale telematico (e cartaceo) @ltroMolise.
 

Antonio Sorbo è una persona che stimo, da anni, da quando è iniziato il nostro rapporto professionale e di amicizia. Un punto di riferimento per me, per la mia idea di giornalismo e di etica del lavoro. Un giornalista. Vero. L’unico, forse, in questa regione. Un professionista che non è mai sceso a compromessi, che ha sempre avuto il coraggio di dire le cose come stanno, di denunciare verità spesso scomode, di puntare l’arma della penna contro realtà (e personaggi) ignobili, sporche, putrescenti, avvelenate. Ma la denuncia della verità si paga. E Antonio lo sa bene. Dai tempi in cui, da direttore validissimo qual era (ed è), è stato costretto ad abbandonare la direzione del quotidiano “Nuovo Molise”. E già da allora poneva domande. Scomode. Perché i potenti hanno paura della verità. Nei paesi della Propaganda è proibito domandare. Non ci sono domande, solo delle risposte. Risposte a senso unico. Gli altoparlanti (che costituiscono le istanze più elevate dei paesi della Propaganda) – come quelli, svariati, che Berlusconi ha montato in piazza quando è venuto in Molise per supportare l’amico Iorio (tra l’altro – attentato all’intelligenza del popolo italiano - con sottofondo di applausi registrati!!) - non hanno orecchie per ascoltare domande, ma solo una grande bocca per dare delle risposte.
"L’apparecchio magico ora tace. Nessuno ha capito una parola di quello che ha detto. Ma, è necessario capire? A che cosa serve capire? […] La Propaganda non vuole convincere né persuadere. La Propaganda si presenta sotto le spoglie dell’evidenza indiscutibile. La povera gente (quella che Iorio ha mandato a prelevare con i pullman nei proprio paesi per portarli a far numero nella piazza campobassana e per ascoltare Berlusconi con i suoi altoparlanti – e cori da stadio registrati) si sente nel Paese della Propaganda come i pesci possono nutrirsi in una rete. C’è poco da capire. La rete è là e bisogna adattarsi. Se la Propaganda sia giusta o ingiusta, quest’è un problema per oziosi cerebrali." (Ignazio Silone).
“State attente, umane genti, al quia” è detto nella Divina Commedia.
La Propaganda cerca di mettere fuori discussione un gran numero di cose. Fare delle domande è sufficiente a metterla in pericolo. Come ci ricorda Silone, un rivoluzionario è un uomo che fa delle domande. Il suo precursore è stato Socrate, che non è mai salito in cattedra, non ha mai fatto dissertazioni, conferenze, ma camminava nelle strade di Atene, si mischiava tra la gente che andava al mercato e al tribunale, e faceva loro delle domande.
Perché dunque tutto questo sproloquio sulla propaganda e sul fare domande?
Perché il Molise è l’esempio calzantissimo di paese della propaganda e di assenza di domande.
E chi fa le domande, come Sorbo, giornalista “rivoluzionario, che osa candidarsi alle elezioni regionali e sfidare un potere consolidato, viene minacciato, e gli viene vandalicamente rotta la macchina e attentata la sua abitazione.
Che cosa significa per uno scrittore, o per un giornalista, essere "rivoluzionario" ?
Rivoluzionario è lo scrittore, o il giornalista,  che riesce a porre attraverso i suoi scritti esigenze rivoluzionarie, diverse da quelle che la politica pone. Esigenze interne, segrete, recondite dell’uomo ch’egli soltanto sa scorgere nell’uomo, che è proprio di lui giornalista scorgere, e che è proprio di lui giornalista rivoluzionario porre,  e porre accanto alle esigenze che pone la politica, porre in più delle esigenze che pone la politica. Ora, ovviamente, nel “Contado di Molise” è ovvio che tutto questo viene mal visto. E nella zona di Isernia del “Contado di Molise”, dove gli interessi (visibili - ma soprattutto sommersi - sono tanti e forti) ancora di più.
Uno come Sorbo fa paura. Perché al potere fa paura la verità.
Le dittature, il fascismo, il totalitarismo hanno sempre mirato alla soppressione della discussione, che genera sempre diversità d’opinioni. E perché i potenti hanno tanta paura del dubbio?
Perché se una popolazione comincia a riflettere e a dubitare, la demagogia non attecchisce più, perché le masse, educate al culto della libertà dalla democrazia, non si lasciano manovrare, non abboccano ai nuovi slogans, all’ “amore per il Molise”.
La facoltà di suggestione viene notevolmente limitata e l’identificazione delle speranze del popolo con i programmi che mirano ad intorpidire le menti e a ispirare dogmi, culti, feticci, simboli, viene inevitabilmente controllata.
È questa la grande forza del dubbio, della coscienza desta, della capacità di chiedersi “Che fare?”.
Sempre per citare Silone, "La dittatura si regge sull’unanimità. Basta che uno dica NO e l’incanto è spezzato. In ogni dittatura un solo uomo, anche un piccolo uomo qualsiasi, il quale continui a pensare con la propria testa, mette in pericolo l’ordine pubblico. Tonnellate di carta stampata, propagano le parole d’ordine del regime; migliaia di altoparlanti, centinaia di migliaia di manifesti e di fogli volanti distribuiti gratuitamente (vedi in questi giorni la squallida corsa ad occupare gli spazi elettorali anche dello schieramento avverso con quintali e quintali di carta sprecata, tra l’altro, su cui campeggia la rosea faccia di Iorio ma anche il sorriso imposto di Ruta), schiere di oratori su tutte le piazze e i crocicchi, ripetono fino all’ossessione, fino all’istupidimento collettivo, quelle parole d’ordine. Ma basta che un piccolo uomo, un solo piccolo uomo, dica NO, e quel formidabile ordine granitico è in pericolo.”
È di questo che hanno paura i nostri governanti. Ma purtroppo nel nostro Molise le voci contro sono rare. Rarissime. Come dimenticare la vicenda del giornalista Alberico Giostra  che qualche tempo fa denunciò a chiare lettere le luci e ombre dell’impero del nostro acclamatissimo Patriciello, che oggi appoggia Iorio nella sua corsa alla Presidenza regionale, in un reportage sul settimanale “Diario” dal titolo “Patriciello: il viceré del Molise”?
Giostra fu minacciato di morte dopo la sua denuncia. E altrettante minacce furono fatte alla sua famiglia. Forse uno o due giornali (“Il Ponte” e, per l’appunto, “@ltroMolise”) in questa regione, hanno riportato la vicenda. Il resto della stampa, tutta schierata, tutta intimorita, tutta inchinata, silenzio assoluto. Dopo quell’episodio, Giostra ha deciso di non occuparsi più di questioni riguardanti il Molise e dei suoi molisani “illustri”. La decisione presa è arrivata proprio mentre il giornalista stava chiudendo un’inchiesta sulla sanità molisana dalla quale sono emersi altri scandalosi episodi di malgoverno e all’indomani della decisione di dare alle stampe un istant book sul Molise dei nostri giorni. Così Giostra spiegò la sua decisione di lasciar perdere il tutto:
“[…] Credo che il motivo reale di questa decisione non risieda nella pur comprensibile esigenza di non turbare la vita dei miei congiunti. Nasce piuttosto dalla sensazione, che spero venga presto contraddetta, che qualunque operazione di denuncia giornalistica e di battaglia morale in Molise finisca per essere del tutto inutile, spegnendosi in un acquitrino politico popolato da una fauna che ha ormai assunto sembianze mostruose, come fosse frutto di persistenti pratiche incestuose. Una fauna che si è formata in seguito alla mancata soluzione della questione morale che affligge il Molise da anni e di cui non scorgo nell’opposizione la vivida percezione della sua allarmante degenerazione. L’opposizione di centrosinistra sembra invece condividere con la maggioranza di centrodestra pratiche lottizzatorie e spartitorie e una medesima concezione della politica ormai ridotta a pura e semplice occupazione del potere, mostrando di non riuscire a far convivere in senso progressivo una necessaria realpolitik e un’energica e combattiva azione di denuncia e lotta politica. Un lavoro come il mio e come quello che tanti altri giornalisti di buona volontà potrebbero continuare a fare, ha necessariamente bisogno di una risposta politica. Ma in Molise ogni eventuale risposta resterebbe affidata ad un ceto politico in cui vengono lasciati prosperare faccendieri e guitti da avanspettacolo preoccupati solo della propria sopravvivenza. E francamente per questa gente non mi sento di mettere a repentaglio la mia esistenza e tantomeno quella della mia famiglia”.
Questo è il Molise. Nessuno osi toccare poteri intoccabili. Nessuno osi lèdere interessi privati. Nessuno osi denunciare. Pena, la minaccia subdola. La violenza. La rabbia di un potere occulto (e neanche tanto) che ha nel gattopardismo la sua legge. Atavica. Avvinghiata nel dna dei molisani come un cancro incurabile. Che lobotomizza il cervello.
E fa apparire “normali” cose che normali non dovrebbero essere.
Legalizza l’illegale.
Con la forza della tradizione. Con la mentalità del clientelismo più becero. Dell’omertà più spinta.
Questo è  il Molise. Un posto dove nessuno ha rispetto per nessuno. Ma tutti fanno finta di niente. E si danno tranquillizzanti pacche sulle spalle. Destra con la destra. Sinistra con la sinistra. E, ciò che è peggio, destra con la sinistra.
Un posto dove non si ha rispetto per gli animali, dove si cerca di risolvere problemi gravi, come quello del randagismo, ammazzando i cani tra atroci sofferenze, dove i politici o gli amministratori stessi sono i mandanti delle azioni più basse, dove la cultura conta meno che zero, dove paradossalmente esponenti di un sindacato denunciano una collega per una verità scomoda detta in un’assemblea, dove ognuno coltiva il proprio orticello, dove chi denuncia viene minacciato, dove i talenti sono misconosciuti, dove l’arte è considerata una merce, dove i giovani sono costretti a fuggire, dove non esiste una legge per l’editoria, dove si inquinano l’aria e i fiumi per interessi economici, dove un vegetariano è guardato come una bestia rara, dove le donne indossano orgogliosamente e anacronisticamente pellicce, dove concorrono a cariche istituzionali personaggi anticostituzionali che non potrebbero farlo, dove la caccia apre persino prima della stagione “normale”, dove al telegiornale danno la notizia di una ragazza cinese che da Benevento ha preso il treno e si è persa a Campobasso ma non dicono che un giornalista è stato minacciato di morte per le denunce fatte. Dove si votano le persone che ti fanno i favori come ai tempi della Democrazia Cristiana. Dove i giovani vedono questa mentalità come normale e non capiscono il motivo di doverla contestare. Dove la propaganda è dominante, e l’assenza di dubbio anche. Dove una persona come Antonio Sorbo non ha la libertà di candidarsi come in qualsiasi altro paese civile. Dove la delusione è grande e, tuttavia, la speranza del cambiamento, per qualcuno di noi, ingenuamente dura a morire.

 

   
 

 

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