Durante l’assemblea di Castelpetroso la dr.ssa Fagà ha inoltre illustrato la proposta di legge sull’istituzione del servizio a tutela e sostegno della famiglia, della donna, della maternità, dell’infanzia e dei giovani in età evoluta (consultori). Il disegno adesso, dopo le valutazioni della Commissione preposta, approderà in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.
DAL PARLAMENTO EUROPEO:
Pari opportunità e parità di trattamento in materia di occupazione e impiego
Lo scorso mese di giungo il Parlamento Europeo ha adottato definitivamente una direttiva sull’attuazione del principio di pari opportunità e della parità di trattamento in materia di occupazione e impiego. Ma ha anche affrontato un ampio dibattito sulle discriminazioni delle donne rom e sul ruolo delle donne nei conflitti armati, come vittime e strumenti di guerra ma anche come vettori di pace. Si tratta di un testo organico che raccoglie, chiarisce, semplifica e attualizza la vigente normativa UE dispersa in sette direttive. Porterà all’abrogazione di disposizioni che consentono ai lavoratori di tutelarsi. Trattandosi di un compromesso con il Consiglio, la direttiva potrà presto entrare in vigore e gli Stati membri dovranno darvi attuazione entro due anni. La direttiva pone un divieto generale di discriminazione fondata sul genere per quanto attiene al livello delle retribuzioni per un medesimo lavoro, ai regimi professionali di sicurezza sociale, all’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e alle condizioni di lavoro. Agli Stati membri è quindi imposto di abrogare tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative contrarie al principio della parità di trattamento, mentre potranno essere dichiarate nulle e prive di effetto quelle contenute in contratti individuali e collettivi o nei regolamenti delle aziende. Gli Stati membri dovranno anche dotarsi delle norme atte a permettere a chi si ritiene leso di tutelarsi e di prevedere un sistema di risarcimento o riparazione del danno. Sono anche chiamati a stabilire norme relative alle sanzioni di infliggere in caso di violazione. Dovranno anche designare uno più organismi per la promozione, l’analisi, il controllo e il sostegno della parità di trattamento e incoraggiare il dialogo tra le parti sociali, gli accordi collettivi e le prassi nazionali e, infine, stimolare i datori di lavoro e i responsabili della formazione a prendere misure efficaci per prevenire tutte le forme di discriminazione sessuale, in particolare le molestie sessuali.
Discriminazione delle donne rom
Le donne rom sono discriminate in Europa e, pertanto, i deputati chiedono agli Stati membri di adottare misure volte a superare la loro “segregazione razziale” negli ospedali e nelle scuole, a migliorarne le condizioni abitative e a favorirne l’occupazione e l’inclusione sociale. Sono poi sollecitati interventi, anche finanziari, a favore dell’imprenditoria delle donne rom. La loro situazione deve costituire un criterio chiave in vista delle future adesioni all’UE. Adottata dall’aula con 412 voti favorevoli, 21 contrari e 48 astensioni, la relazione esorta i poteri pubblici dell’Unione ad effettuare rapide indagini in merito alle accuse di gravi abusi dei diritti dell’uomo nei confronti delle donne Rom, a punire rapidamente i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime. In tale contesto , invita gli Stati membri a inserire tra le loro «priorità principali» le misure intese a fornire una migliore protezione per la salute riproduttiva e sessuale delle donne, a prevenire e vietare la sterilizzazione forzata e a promuovere la pianificazione familiare, le soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età e l’educazione sessuale. Ma anche a prendere misure proattive per debellare «la segregazione razziale nei reparti maternità», a garantire l’elaborazione di programmi destinati a fornire servizi alle vittime Rom di atti di violenza domestica, e ad essere particolarmente vigilanti per quanto riguarda il traffico di donne Rom. Gli Stati membri, inoltre, dovrebbero elaborare una serie di misure volte a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso, a condizioni di parità , ad una istruzione di qualità, «anche approvando leggi positive che esigano la fine della segregazione nelle scuole e definiscono i dettagli di progetti destinati a porre fine all’istruzione distinta e di seconda classe destinata ai bambini Rom». Dovrebbero anche migliorare le condizioni abitative dei Rom prevedendo il riconoscimento, da parte della legislazione nazionale, del diritto ad un alloggio decente, adottando progetti generali per finanziare il miglioramento delle condizioni di vita e di alloggio nei quartieri con una considerevole popolazione Rom e «ordinando ai poteri locali di garantire rapidamente l’approvvigionamento in acqua potabile ed elettricità, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici e le strade». Gli Stati membri sono anche invitati a mettere a disposizione campi per i Rom nomadi «affinché essi possano disporre di un livello di confort ed igiene soddisfacente». Per il Parlamento gli Stati membri dovrebbero anche garantire l’acceso di tutte le donne Rom alle cure sanitarie di base, di urgenza e preventive, nonché la parità di trattamento e le pari opportunità nelle politiche in materia di occupazione e inclusione sociale. A quest’ultimo proposito, si tratterebbe di affrontare il problema dei tassi di disoccupazione molto elevati tra le donne Rom e, in particolare, di lottare contro i grandi ostacoli determinati dalla discriminazione diretta in fase di assunzione. La relazione chiede inoltre l’adozione del principio di “obbligo positivo”, in virtù del quale gli enti statali sono tenuti per legge a garantire una rappresentanza di donne Rom proporzionata alla loro presenza in seno alla popolazione locale. I governi sono esortati ad esaminare gli ostacoli all’attività indipendente delle donne Rom, a definire programmi destinati a permettere una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne Rom imprenditrici e che esercitano un’attività indipendente, a favorire l’accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese da parte di donne Rom. Il Parlamento, poi, raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di promuovere modelli d’imprenditorialità sociale, appositamente rivolti alle donne Rom. All’Esecutivo, inoltre, è chiesto di appoggiare, «mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari», le attività destinate in particolare alle donne Rom e di riesaminare le norme per l’attribuzione di tutti i tipi di finanziamento «al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom». I deputati, d’altra parte, invitano le istituzioni della UE a considerare la situazione delle donne Rom nei paesi candidati «un criterio chiave per valutare il livello di preparazione di detti paesi all’ingresso nell’Unione europea», compresa la situazione delle donne Rom nei paesi candidati non tradizionalmente o immediatamente associati alle questioni dei Rom. Nel chiedere poi alle istituzioni comunitarie di incitare i governi a raccogliere e a pubblicare dati sulla situazione degli uomini e delle donne Rom, il Parlamento invita l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ad avviare una serie di studi sul ruolo dei media nel promuovere l’antinomadismo e, in particolare, sulla popolazione di stereotipi negativi sulle donne Rom.
Situazione delle donne nei conflitti armati
Le donne sono, allo stesso tempo, vittime e strumenti di guerra, ma anche vettori di pace. La relazione – adottata dal Parlamento con 315 voti favorevoli, 23 contrari e 67 astensioni – sottolinea l’importanza dell’accesso ai servizi di salute riproduttiva e chiede giustizia per le vittime degli stupri. Chiede poi di rafforzare il ruolo delle donne nei processi decisionali postbellici. La relazione mette in luce la «responsabilità degli Stati» di porre fine all’impunità e di perseguire i responsabili di genocidi, crimini contro l’umanità di guerra, comprese le violenze sessuali, lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata e la sterilizzazione forzata perpetrate ai danni di donne e bambini. Inoltre, i deputati chiedono «tolleranza zero» allo sfruttamento sessuale dei bambini, delle bambine e delle donne nei conflitti armati e nei campi profughi. E, in proposito, esigono «sanzioni severe sul piano amministrativo e penale nei confronti del personale umanitario, dei rappresentanti delle istituzioni internazionali, delle forze di mantenimento della pace e dei diplomatici che vi facessero ricorso». Per i deputati, le donne hanno una «particolare propensione al dialogo e alla non violenza» e ciò potrebbe quindi contribuire «in modo molto efficace» a prevenire e a gestire pacificamente i conflitti , ma possono avere un ruolo positivo anche nella ricostruzione post bellica. Il Parlamento sottolinea quindi la necessità di rafforzare il ruolo delle donne nei processi decisionali politici nell’ambito della ricostruzione di un paese, nonché la loro presenza politica al tavolo dei negoziati. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero quindi assicurare un’adeguata assistenza tecnica e finanziaria a sostegno dei programmi che consentano alle donne di partecipare pienamente alla condotta di negoziati di pace e che conferiscano alle donne potere nella società civile nel suo complesso nonché ai programmi di disarmo, smobilitazione e reinserimento. Da notare che – con 242 voti favorevoli, 187 contrari e 8 astensioni – è stato cancellato il riferimento alla necessità di ricorrere a un sistema di quote per garantire la presenza femminile. D’altra parte, il Parlamento condanna l’apologia de martirio che oggi coinvolge i giovani e le giovani e rileva che il suicidio offensivo (kamikaze) «semina confusione tra fervore religioso e resistenza disperata a un’occupazione o un’ingiustizia. Tale fenomeno, precisano però i deputati, «non è conseguenza dell’Islam, ma del ruolo tradizionale e dei valori delle donne, in particolare la loro verginità» che, peraltro, è un «elemento presente anche nelle società non islamiche». Parallelamente, si compiacciono del fatto che tale fenomeno, la sua estensione e la sua manipolazione mediatica «vengano oggi denunciati da talune autorità islamiche in nome stesso del Corano, che promuove il rispetto della vita».
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