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E smentiscono quanto contenuto nel comunicato stampa della segreteria regionale del Partito Democratico che, a proposito della riunione "a quattro" tra PD, Comunisti Italiani, Verdi e Associazione "La Sinistra", ha sostenuto che tutti i partiti presenti hanno deciso di costituire due gruppi di lavoro, di cui uno che si dovrà dedicare alla preparazione delle primarie. Il PdCI evidentemente non ne sapeva nulla, visto che in una nota del suo massimo organismo politico regionale, ha smentito la propria adesione all'idea delle primarie. Come hanno fatto i Socialisti, che hanno ribadito proprio ieri, con una nota a firma del segretario regionale Scarano, tutte le loro riserve e le perplessità per la strada indicata dai vertici del PD. L'Italia dei Valori e Rifondazione comunista addirittura al tavolo del centrosinistra non ci sono andati. Chi farà dunque queste benedette primarie per scegliere il candidato sindaco di Campobasso e, si presume, anche il candidato presidente della Provincia di Isernia? Sono rimasti in tre: il PD (e non tutto), i Verdi e "La Sinistra". Un po' pochini per parlare di "primarie di coalizione". Perché, almeno in questo momento, la coalizione non c'è. I vertici del PD però non tornano indietro: le primarie si faranno con chi ci sta. Ma il rischio è che sia una cosa per pochi intimi. L'IdV se ne va per conto suo con Massimo Romano candidato sindaco ed ha già avviato dei discorsi ritenuti interessanti con una parte del PD, quella che ritiene che con Di Pietro bisogna dialogare, anche perché a Campobasso e nel Molise è ormai il primo partito del centrosinistra. E senza Di Pietro si perde. Un'altra parte del PD, meno "proiettata" verso Di Pietro ma non meno ostile verso i vertici del Partito Democratico e verso l'ipotesi di una candidatura di Augusto Massa, cercano di "ricucire" rapporti ormai lacerati, con la speranza di far "rientrare" i dissidenti e al tempo stesso di costringere Massa a fare un passo indietro, magari a favore di un candidato proprio di questa area "intermedia". Rifondazione Comunista, dal canto suo, sarebbe pronta a presentare una propria lista. Le amministrative capitano con le europee e il PRC del nuovo corso di Ferrero vuole sfruttare il più possibile questa occasione per recuperare consensi. Quindi dappertutto, anche nelle amministrative, la campagna elettorale sarà all'insegna della presa di distanza sia dal "nemico" Di Pietro sia dal PD che ha "assassinato" proprio la sinistra radicale, a partire da Rifondazione. Quindi lista autonoma e candidato sindaco autonomo. In questo scenario devastante anche i partiti "minori", che pure sperano in un ricompattamento dell'alleanza, come i Socialisti e i Comunisti Italiani, sono fortemente preoccupati e al momento ancora non hanno deciso cosa fare. I Socialisti, tra l'altro, hanno un problema in più. Le azioni compiute negli ultimi mesi dai vertici regionali del PD hanno tentato o sono riuscite a colpire, seppure indirettamente, proprio esponenti socialisti. Prima il tentativo di sfiduciare il presidente della provincia di Campobasso, Nicola D'Ascanio, e di far cadere il suo governo, di cui fa parte l'assessore socialista Pietro Montanaro. Poi la "rigidità" della posizione assunta dai vertici del Partito Democratico a Termoli impedisce l'ingresso in giunta di Marino, indicato come assessore in quota al Partito Socialista. Insomma i Socialisti hanno mille motivi per non fidarsi troppo dei vertici del PD. Che a Termoli rischiano di compromettere ulteriormente i rapporti con gli alleati. E' noto che nella città adriatica bisogna procedere al rimpasto di giunta per far entrare nell'esecutivo un esponente di Rifondazione ed uno dei Socialisti. Quello di Rifondazione, che sarà quasi sicuramente Marco Cataldo, prenderà il posto di Casolino, indicato all'epoca dalla lista "La città dei cittadini" (che però di recente ha sconfessato l'assessore). L'assessore socialista dovrebbe prendere il posto di uno dei tre esponenti del PD. Il PD a Termoli ha tre assessori calcolati su un gruppo consiliare formato da sei unità. Ma due di queste "unità", i consiglieri Paparella e Colella, da tempo votano regolarmente contro la maggioranza. E' noto a tutti, tra l'altro, che sono molto vicini al consigliere regionale Francesco Di Falco e come lui sono entrati nell'orbita di Michele Iorio. Ma il PD, nonostante quanto accaduto in Consiglio comunale anche di recente dimostri il contrario, continua a ritenerli parte del proprio gruppo. In modo da far tornare i conti. Che però non tornano agli alleati. I quali sono ormai tutti schierati contro il PD. Tanto che l'altra sera, alla riunione dei partiti di centrosinistra convocata a Termoli dai vertici del PD, non si è presentato nessuno. Il sindaco Greco dovrebbe procedere al rimpasto chiedendo prima ufficialmente al gruppo del PD di indicare i nomi dei due assessori. Nel caso in cui questo nome non dovesse venir fuori, Greco potrebbe "sacrificare" uno dei tre, probabilmente Francesco Caruso, che è quello che ha la maggiore "anzianità" di assessore. Caruso e la Vennitelli sono considerati espressione di una stessa anima politica e quindi uno dei due potrebbe essere sacrificato. Il PD, in questo caso, dovrà prendere una decisione: "abbozzare" o far cadere il sindaco Greco? La seconda ipotesi avrebbe ripercussioni pesantissime sui rapporti tra i partiti del centrosinistra a livello regionale, compromettendo ulteriormente ogni possibilità di ricompattare lo schieramento sia a Campobasso che ad Isernia. Una eventuale sfiducia al primo cittadino termolese isolerebbe ancora di più il PD all'interno del centrosinistra. Cosa fare allora? Ieri sera Annamaria Macchiarola e Roberto Ruta hanno fatto il punto della situazione. Non è facile venir fuori dall'angolo nel quale il PD sembra essersi cacciato. Un fatto è certo: continuare a pronunciare la parola "primarie" avrà l'effetto di allontanare ulteriormente i potenziali alleati. Perché ormai è chiaro: queste primarie nessuno le vuole, tranne la Macchiarola e Augusto Massa.
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