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Il massimo organo della giustizia amministrativa ha fissato per quella data l'udienza di merito sul ricorso presentato da tre consiglieri regionali, Vincenzo Niro, Franco Giorgio Marinelli e Lucio De Bernardo e curato dallo studio legale Giallonardi-Papa. Dei quattro ricorsi presentati - tre del centrodestra e uno del centrosinistra - è l'unico che non richiede la sospensiva. Per questo motivo è stato deciso di fissare l'udienza di merito. Ma questo ricorso rischia di essere anche l'unico che rimane in piedi tra quelli del centrodestra. Due ricorsi, infatti, che portano avanti le ragioni del presidente Iorio, uno curato dallo studio di Umberto Colalillo, l'altro dall'Avvocatura dello Stato, potrebbero essere dichiarati inammissibili per un errore di notifica. I legali avrebbero sbagliato un indirizzo e questo potrebbe inficiare il ricorso e comprometterne l'esito. Se così fosse Iorio e il centrodestra potrebbero sperare soltanto nel ricorso che si discuterà il 16 ottobre. Un ricorso che, per la verità, non era piaciuto proprio all'entourage di Iorio perché non ha abbracciato totalmente l'impostazione del ricorso principale curato dall'avvocato Colalillo. Il ricorso di Niro, Marinelli e De Bernardo era stato fortemente criticato dai loro stessi compagni di coalizione ed alcuni di questi avevano addirittura chiesto che fosse ritirato. Tra le altre cose, infatti, questo ricorso chiede, come quello di Colalillo, di ritenere legittime le procedure seguite per la raccolta e l'autentica delle firme delle liste e dei candidati esclusi dal Tar, e quindi di dichiarare valida la consultazione elettorale del 16 e 17 ottobre lasciando in sella Michele Iorio ma, in subordine, avanza una richiesta che non è piaciuta a Iorio. Chiede infatti che, qualora il Consiglio di Stato confermi la sentenza del Tar nella parte che esclude le liste di Molise Civile e Udc e la candidatura di Nico Romagnuolo in Progetto Molise, si riconteggi l'attribuzione dei seggi sulla base di tali esclusioni lasciando quindi in carica il consiglio regionale nella composizione che ne verrebbe fuori secondo i nuovi calcoli e che le elezioni si ripetano soltanto per la parte relativa alla scelta del presidente della Regione. Naturalmente questo comporterebbe che non si possano modificare le candidature alla presidenza della Regione né i listini del maggioritario. Sarebbe dunque una nuova sfida Iorio-Frattura con un esito che potrebbe portare alla sconfitta del presidente in carica. Uno scenario che Iorio teme più della conferma della sentenza del Tar, che invece prevedendo che si rivoti per tutto, compresi i consiglieri, consentirebbe a Iorio di avere maggiori margini di manovra.
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