|
Molte imprese falliscono, aumenta il monte ore della Cassa Integrazione, aumenta enormemente il numero dei disoccupati. Scopriamo (ma era da molti anni evidentissimo) che il salario degli operai italiani (e non solo degli operai) è tra i più bassi d’Europa, si riducono i consumi (anche quelli alimentari) e molte attività commerciali chiudono. Nonostante l’indignazione di fasce sempre più ampie dell’opinione pubblica non diminuiscono però significativamente gli sprechi ed i privilegi di chi fa politica, i costi della politica. Scopriamo? che i partiti invece di fare politica fanno attività speculative con la montagna dei soldi pubblici che introitano, che Tangentopoli impallidisce rispetto al livello raggiunto attualmente dalla corruzione, che le banche italiane hanno ottenuto oltre 140 miliardi dalla BCE al tasso di interesse dell’uno per cento e rivendono il danaro al 10 per cento, l’evasione fiscale continua senza sosta. Non ho mai avuto una visione manichea della situazione: una società virtuosa che si contrappone ad una politica ed una classe dirigente corrotta ed incapace. Perciò dico finalmente e saluto con soddisfazione la presa di coscienza di una parte sempre più consistente della società (fino ad oggi indifferente o addirittura connivente ed accondiscendente nei confronti di un ceto politico che può essere paragonato solo a quelli dei paesi latino americani) che comincia a realizzare che una classe dirigente avida, rozza, ha portato il Paese al disastro, precludendo ogni prospettiva di futuro ad intere generazioni di giovani. So bene che questa presa di coscienza arriva con estremo e forse irreparabile ritardo, che questa classe dirigente ha sperperato e dilapidato risorse ingentissime, dispensando favori e risorse a destra e a manca, per comprare il consenso e mantenersi a galla. Così come ho sempre saputo, e denunciato, che questo atteggiamento e comportamento è diventato, con le dovute differenze, sempre più trasversale ai partiti e agli schieramenti politici. Per fortuna oltre alla riscoperta della capacità di indignazione della società, si fa strada la consapevolezza che la dispensa di risorse e privilegi a buon mercato non ha favorito egualmente tutti gli strati sociali (come avrebbe potuto essere?) ed il divario, le differenze non solo non sono diminuite ma sono aumentate. Boiardi (così si chiamavano una volta) e dirigenti guadagnano, o percepiscono pensioni per centinaia di migliaia, o milioni di euro all’anno, ovvero quanto un lavoratore non riesce a guadagnare in una o più vite di intenso ed onesto lavoro, a fronte di pensioni di poche centinaia di euro al mese percepite dai più. Eppure di fronte a questo disastro, di fronte a queste situazioni che gridano vendetta, non ho visto alcun esponente di partito, alcun dirigente, avvertire l’esigenza di chiedere scusa al Paese per le responsabilità soggettive e/o oggettive avute in questi anni. Anzi. Questi stessi personaggi, che si sono auto commissariati per rimanere a galla, hanno la sfrontatezza di presentare l’operazione che ha portato alla nascita del governo Monti come un atto di grande responsabilità e di generosità della politica e dei partiti nei confronti del Paese. E’ una vergogna! Mi viene la pelle d’oca alla sola idea che fra qualche mese, quando si tornerà alle urne, gli elettori saranno costretti a scegliere chi dovrà governarli proprio tra i responsabili di questa sciagura. Bisogna impedirlo! Non so ancora come, ma bisogna farlo. Non nascondo il senso di liberazione che ho avuto quando Berlusconi si è dimesso da capo del Governo. Oltre che a trovarci nel pieno di una crisi che rischiava, e rischia, di determinare il fallimento del Sistema Italia, Berlusconi era diventato il simbolo ed il miglior interprete di un Paese allo sbando totale, delle sue miserie e delle sue meschinità. Un Paese, ed il capo del suo governo, ridicolo ed oggetto di sberleffi anche nei consessi ufficiali internazionali. Oggettivamente la figura di Monti ha ridato dignità ed autorevolezza all’Italia in ambito internazionale, anche sul piano della competenza specifica in materia economica e finanziaria rispetto agli altri capi di governo. Monti ha dovuto affrontare in tempi strettissimi una situazione drammatica che altri avevano determinato. E’ certamente un grande risultato aver portato lo spread sotto quota 300. Ciò premesso, con altrettanta oggettività devo però dire che alla luce dei provvedimenti assunti dal Governo, nonostante gli sforzi, non riesco a rintracciare i tre principi ispiratori delle misure “Salva Italia”: equità, rigore e crescita. Dov’è il rigore nei provvedimenti che non hanno minimamente intaccato i costi ed i privilegi della politica? I tagli agli sprechi? So bene che alcune competenze sono del Parlamento. Ma se questo Parlamento è sordo e refrattario ad ogni misura volta a riallineare i propri costi e quelli della politica a quelli europei è meglio non creargli alibi o fargli da sponda per una rinnovata verginità. Dove sono le misure per la crescita? E dov’è l’equità se le misure adottate colpiscono tutti allo stesso modo pur non partendo tutti nelle stesse condizioni? Che c’entra l’equità con la volontà di diminuire le tasse dirette ed aumentare quelle indirette? Non è poi tanto difficile individuare i tratti identitari della destra nelle scelte politiche ed economiche di questo Governo. Sono sindaco di un piccolo comune in via di estinzione con una popolazione prevalentemente di anziani che percepiscono pensioni da fame (500 euro al mese). I miei concittadini, sui quali pesa molto di più rispetto a quelli che vivono in città gli aumenti dei carburanti e dei beni di consumo, se non altro perché costretti a spostarsi per qualsiasi cosa, dovranno pagare l’IMU, aumentata del 150% rispetto al 2011, su immobili costruiti con immani sacrifici, con soldi guadagnati all’estero (mentre altri li portavano, all’estero). Immobili che non hanno alcun valore commerciale. Immobili che nessuno vuole neanche regalati, ma sui quali graveranno tasse esorbitanti che so già che molti non saranno in grado di pagare. Ed io, insieme agli altri sindaci di piccoli comuni come il mio, che sarò costretto a fare il gabelliere per conto dello Stato perché delle tasse in più che i cittadini pagheranno, non un solo euro in più andrà nelle casse del Comune per dare più servizi e di migliore qualità alla mia comunità. La comunità che rappresento ha il diritto alla sopravvivenza ed io sarò con convinzione al suo fianco per difenderla. E’ una legittima difesa. Se questa difesa sarà incompatibile con la carica che ricopro, non avrò dubbi da che parte schierarmi e sulla scelta da fare.
|