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  LA RECENSIONE - 'Gl’interrogativi della vita'
2011-10-11 01:54:22
 di UMBERTO BERARDO - Nella comunità di Fossalto domenica 9 ottobre 2011 è stata presentata l’opera prima di Giovanna e Pietro Tullo, che iniziano speriamo con questo volume la loro attività letteraria.
 

Ringrazio per avermi invitato a relazionare, perché la presentazione di un libro è per me sempre motivo di arricchimento personale e mi auguro che lo sia anche per i Molisani, tra i quali purtroppo la media dei lettori è al di sotto di quella nazionale ed il 44% della popolazione dichiara di non aver mai letto un libro nel corso dell’ultimo anno
Quella che segue è l’intervento da me tenuto.
La mia relazione avrà tre passaggi: una riflessione sull’utilità relativa alla promozione della ricerca e dell’elaborazione culturale, un esame delle singole parti del testo che presentiamo ed un’analisi del valore dello stesso nella realtà in cui viviamo.
Entrando nel tema, lasciate che io sottolinei anzitutto il valore di avvenimenti come quello che stiamo tenendo, perché hanno un’importanza straordinaria sul piano culturale per queste nostre piccole comunità locali le quali per diverse ragioni sono in qualche modo tagliate fuori dal circuito della cultura non solo sul piano nazionale, ma spesso anche a livello regionale.
Ciò che sta accadendo nella visione che la classe politica regionale ha della rete scolastica sul territorio ed anche la distribuzione dei fondi per la promozione delle tradizioni e degli eventi culturali, artistici e perfino gastronomici ci dice con chiarezza che si sta operando nella vecchia logica dei poli di sviluppo realizzati irrazionalmente negli anni settanta del secolo scorso sul piano economico ed oggi rinnovati sul piano scolastico e culturale con un sistema che emargina e desertifica sempre di più le aree interne del Molise.
Sulla questione che sto semplicemente accennando sono sicuro che insieme tutti potremo tenere le antenne alzate per impedire che il territorio del Molise interno venga deprivato anche sul piano dell’elaborazione culturale che rappresenta incontestabilmente un aspetto fondamentale di un’elevata qualità della vita per chi, nonostante le difficoltà economiche e sociali, ha deciso di continuare a viverci.
Dunque è doveroso che le popolazioni locali siano grate a chi sollecita la ricerca culturale e sostiene le iniziative editoriali come quella che presentiamo questa sera.
Per la mia esperienza di scrittore posso testimoniare che la pubblicazione di un libro non è cosa facile non solo sul piano economico, ma anche a livello di marketing, soprattutto quando si vive in una regione come il Molise in cui non abbiamo una casa editrice con una rete di distribuzione nazionale, né una creazione di eventi finalizzati alla promozione di opere letterarie ed artistiche di autori molisani.
  Ciò che un territorio esprime sul piano della creatività scientifica, letteraria, filosofica ed artistica dovrebbe rappresentare per lo stesso una vetrina importante per avvicinare esperti ed amatori e quindi per fare anche turismo.
La regione Molise ha sicuramente una ricchezza culturale notevole che tuttavia non è stata mai sufficientemente pubblicizzata né all’interno e tantomeno fuori, sul piano nazionale ed internazionale.
Gli assessorati alla cultura ed al turismo di livello regionale, provinciale e comunale non hanno mai brillato per iniziative, tranne qualche sporadica e doverosa eccezione di natura strettamente locale, come quella che viviamo appunto questa sera.
Quando alcuni giorni fa abbiamo proposto di organizzare a Canneto una prima mostra dei prodotti culturali del Molise, diverse amministrazioni comunali hanno subito accolto con entusiasmo la proposta.
Sono iniziative che vanno pensate e realizzate proprio per costruire strumenti di promozione culturale sul territorio.
Nella vostra comunità Giovanna e Pietro Tullo sono fortunati, perché vivono in un paese in cui i sacerdoti, gli amministratori e la Pro Loco rivelano una sensibilità ed un interesse spiccati per tutto ciò che si muove nel circuito culturale regionale e locale.
Ho letto con attenzione e grande interesse il volume “Gl’interrogativi della vita” di Giovanna e Pietro Tullo che ho voluto conoscere personalmente prima di questa presentazione.
Si tratta di un saggio che si occupa di teologia per evidenziare, come essi fanno nell’introduzione, che le risposte ai quesiti fondamentali della vita non sono indifferenti per l’organizzazione fisica, spirituale, etica, culturale e politica della propria esistenza.
Per rafforzare tale capacità personale in ognuno io aggiungerei che è importante curare lo studio e la ricerca allargando il più possibile il proprio orizzonte culturale, perché il confronto delle idee matura la persona e la conduce ad una riflessione autonoma sulle questioni che riguardano il modo di essere nel mondo.
Il volume “Gl’interrogativi della vita” apre con una meticolosa illustrazione di reperti archeologici a testimonianza della veridicità della Bibbia contro le tesi negazioniste dell’Illuminismo e di altre correnti di pensiero ed in particolare di quelle denominate della divinizzazione o mitologica.
Dico al verità: come cristiano ciò che mi appassiona e mi porta alla fede nella figura di Gesù sono i principi che suggerisce alla base della vita dell’uomo e che, se seguiti, hanno avuto soprattutto agl’inizi del Cristianesimo ed oggi lo hanno particolarmente nella chiesa missionaria, la forza di sovvertire i valori presenti allora presso le società pagane e nel presente quelli alla base del nichilismo o delle idolatrie di un capitalismo selvaggio.
Non credo si possano avere incertezze sulla figura di Cristo e sugli scritti neotestamentari. I dubbi forse possono nascere sugli aspetti sovrastrutturali e dogmatici per i quali gli studi teologici continuano a ricercare la verità contenuta nelle rivelazioni della Bibbia.
È questo, insieme ai riflessi storici e sociali che il miglior Cristianesimo è riuscito ad avere, che rafforza continuamente la nostra fede in un Dio che certo ci annuncia la salvezza con la Resurrezione, ma ci indica anche la necessità della costruzione della giustizia in questo mondo.
Il mio amico padre Antonio Germano in una sua mail mi faceva notare come  nel volume  “L’Uomo dell’Apocalisse” di Ugo Vanni si sintetizza molto bene tale concetto là dove si precisa “Il dinamismo del regno comporta, da una parte, la constatazione che il mondo della storia deve cambiare e, dall’altra, che un cambiamento radicale avverrà solo sotto l’influsso di Cristo. In fondo, qui si tratta della spinta escatologica, una dimensione irrinunciabile della vita cristiana, che è alimentata dalla speranza. Se tale spinta venisse meno, la vita cristiana perderebbe il suo mordente, con il rischio di assolutizzare il presente. Si rischierebbe allora di scambiare il regno completo con un segmento di storia che gli può somigliare”.
Nel terzo capitolo del volume “Gl’interrogativi della vita”, quello  sull’origine dell’universo, oltre all’impressionante mole di dati scientifici, frutto evidentemente degli studi di fisica e di astronomia degli autori, evidenzierei particolarmente la descrizione di quello che Giovanna e Pietro chiamano il quadro complessivo del cosmo, nella sua composizione, nell’origine secondo le diverse teorie e nella sua destinazione.
Le ipotesi sulla sua origine vicine al pensiero degli autori e proprie della dottrina della Chiesa sono ben sintetizzate a pag. 106 .
Si tratta in sostanza della tesi di un universo come frutto dell’energia creativa di Dio.
Al riguardo si può forse aggiungere che molti sono oggi i teologi che insistono sul superamento di una spiritualità introspettiva tendente alla salvezza personale a vantaggio di una che vede la persona inserita nel creato e capace di relazioni cosmiche miranti non tanto alla salvezza come liberazione, ma piuttosto come benedizione di Dio.
La stessa trattazione sull’origine e l’evoluzione della vita sulla Terra appare costruita nel libro con una puntigliosa analisi scientifica, frutto sicuramente di studi lunghi ed approfonditi.
Il quinto capitolo sull’origine dell’universo secondo la Bibbia porta gli autori ad un esame della questione che ci è sembrato un percorso da fini biblisti nella lettura dei primi due capitoli della Genesi.
Il sesto capitolo si occupa della definizione di Dio seguendo la rivelazione biblica e si conclude con un’analisi del ruolo della sofferenza e del dolore. Qui ho ritrovato la stessa faticosa disamina di teologi come Ravasi, Molari, Mancuso o Kung i quali anch’essi hanno immaginato una spiegazione di tali aspetti dell’esistenza.
Io stesso mi sono occupato di tali questioni nella mia prima antologia di racconti intitolata “Storie di vita”, ma anche nella parte terminale del mio romanzo “Il senso dei giorni” come nel mio ultimo saggio “Se si sveglia l’utopia…”.
Ovviamente sono temi di natura scientifica, filosofica e teologica che vedono posizioni articolate e che vanno ulteriormente indagati.
Nel settimo capitolo la definizione di persona come insieme di materia vivente, di energia e di realtà immateriali non può che trovarci d’accordo. Naturalmente le sostanze incorporee da uomini e donne di fede le definiamo “anima”, mentre altri possono chiamarle facoltà o elementi logici o razionali senza assimilarli a quel “soffio vitale” che i cristiani considerano un dato spirituale ed immateriale trasmesso agli esseri umani da Dio.
Il discorso poi sul peccato originale, sull’entrata della morte nella storia dell’uomo e sulla sua redenzione attraverso il sacrificio sulla croce di Cristo non fuga in molti i dubbi e le perplessità che, come sostengono I fratelli Tullo, solo l’annuncio di Dio attraverso Gesù può eliminare.
L’ottavo capitolo si occupa della morte e della condizione dei defunti nel tempo che li separa dalla Resurrezione. Tale situazione dei morti è definita, come fa la Bibbia con linguaggio allegorico, un periodo transitorio in attesa che l’anima e l’identità personale si ricongiungano a Dio creatore.
Molto puntiglioso nelle analisi il capitolo sulla Resurrezione con le illustrazioni delle testimonianze fondamentali della sua realtà: la scomparsa del corpo di Gesù dalla tomba, le sue apparizioni e la realtà del Cristianesimo che proclama tale annuncio di salvezza a tutte le genti.
Anche il concetto di eternità viene ben analizzato alla luce delle sacre scritture.
I tempi e le modalità della Resurrezione dei morti sono ben sintetizzati nel volume nelle pagine 281 e 285, mentre per il criterio di distinzione tra i risorti è opportuno leggere attentamente l’intero paragrafo da pag. 289 a pag. 303, nel quale rimane solo apparentemente fuori il discorso sull’atteggiamento del Giudice Supremo rispetto al principio salvifico nei riguardi di chi non crede.
Qui bisogna sicuramente superare l’antinomia individuata da alcuni teologi tra le posizioni del Concilio di Trento con l’affermazione “extra Ecclesiam nulla salus” e i documenti conciliari del Vaticano II Nostra Aetate e Lumen Gentium che fanno propria l’asserzione di San Paolo “Dio vuole che tutti gli uomini si salvino ed arrivino alla conoscenza della verità”.
Io penso che una sintesi al riguardo possa essere trovata nel Catechismo della Chiesa Cattolica là dove nell’art. 851 si afferma che “Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità”.
In definitiva, come affermano Giovanna e Pietro Tullo, ciò che salva è la coscienza pura e la vita buona che ne consegue e cioè l’adesione incondizionata dell’anima al bene, alla giustizia ed alla verità.
Hanno ragione gli autori quando scrivono che non saranno gli atti formali di adesione alla parola di Dio o la partecipazione alla comunità religiosa o ai riti a salvare gli esseri umani, ma la pratica quotidiana di vita ispirata alle Scritture che, oltre che un annuncio di Resurrezione, sono indicazione di principi di vita perfettamente sintetizzati nel Discorso della Montagna.
Le parole di Gesù in Matteo 7,21 e quelle di San Paolo in Romani 2,13 
riportate a pag. 325 e 326 del volume ce lo confermano e testimoniano con grande chiarezza.
   In una parola la retta via e la salvezza sono individuabili nell’amore per Dio e per il prossimo.
   Per concludere la risposta profetica all’interrogativo fondamentale sullo scopo della vita forse è ben espressa in Michea al capitolo 6 versetti 6-8 dove è scritto “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio”.
   È chiaro, come scrive Vito Mancuso nel suo ultimo saggio appena uscito da Garzanti con il titolo “Io e Dio”, che la fede in Dio Sommo Bene è pratica del bene nella vita concreta.
   Spesso la nostra vita di cristiani e dell’intera comunità di credenti non ha questa coerenza e questo rapporto lineare va recuperato.
   Dopo questa disamina non più che schematica del testo che ovviamente viene affidato dagli autori ad una analisi attenta dei lettori, con i quali tra l’altro si augurano di condividere le risposte possibili agl’interrogativi fondamentali della nostra esistenza, come scrivono nell’introduzione, lasciate che io mi fermi brevemente sulla funzione e sul ruolo che il saggio di Giovanna e Pietro Tullo possono avere nel panorama culturale e religioso della Diocesi di Trivento e più in generale del Molise.
   Intanto è in assoluto il primo saggio organico di teologia scritto da due laici nella Diocesi di Trivento e questo ha già in sé una sua originalità.
Nel volume, poi, come avrete la possibilità di verificare con la lettura diretta, io ho trovato negli autori una fede matura, autentica, ragionata e molto legata allo studio delle Scritture, così come è difficile incontrare nella nostra realtà.
   Non mi fermerò sulla forma espressiva e sugli elementi grammo-sintattici del libro, perché questo meriterebbe una trattazione analitica che risparmio alla vostra pazienza, ma voglio solo sottolineare come Giovanna e Pietro riescano a comunicare in modo semplice ed accessibile concetti teologici alquanto complessi e sul piano formale, credetemi, non è operazione da poco.
Le fonti citate sono quelle cui gli autori hanno attinto nei loro studi ed ovviamente possono essere allargate da chi lo voglia proprio per continuare la ricerca ed il confronto sui temi dell’esistenza e della fede.
   L’impianto del lavoro di Giovanna e Pietro Tullo è ambizioso, denso, appassionato e mette in primo piano a mio avviso la centralità e l’insostituibilità della religione come “pensiero forte” che in una società liquida, come la definisce Zygmunt Bauman, è capace di dare risposte adeguate e rassicuranti agl’interrogativi fondamentali sull’universo e sull’esistenza.
   Gli autori chiariscono con onestà intellettuale che ad esempio le spiegazioni sul peccato, sulla redenzione e sulla salvezza si servono di concetti e linguaggi metaforici, allusivi e letterari, ma vedono una centralità assoluta della fede presentata come unico modo autentico di fare domande e dare risposte al senso della vita.
   È giusto dare riconoscimento dell’autonomia del pensiero laico come di metodo aperto e libero anche per la ricerca teologica, ma è altresì fondamentale per un cristiano riaffermare con forza la rilevanza pubblica della religione che soprattutto nel grigiore attuale di un’epoca che sembra aver smarrito l’orientamento può offrire una bussola sul piano antropologico, etico, sociale, politico e spirituale.
Rispetto poi alle divergenze tra pensiero cristiano e laico su talune questioni fondamentali che riguardano il mondo e l’esistenza, io credo che, prima di affrontarle conflittualmente, noi cristiani abbiamo il dovere scientifico del confronto rispettoso, affidando in particolar modo la testimonianza della nostra fede alla coerenza della vita con il messaggio evangelico.
In questa direzione sicuramente l’aspetto più interessante del volume “ Gl’interrogativi della vita “ sta nel tentativo di superare la tragedia della distruzione di tanti valori nella nostra società e di rifondare nella fede in Dio la bellezza della vita come forma visibile della giustizia, secondo la definizione di Albert Camus, e la giustizia stessa come l’esatta misura del dovuto ad ogni essere umano, come si afferma nella Repubblica di Platone dal dialogo tra Socrate e Cefalo.
   Questa convinzione credo di aver individuato nel volume di Giovanna e Pietro Tullo e, se questo, come credo, è il loro obiettivo, sono sicuro che la diffusione del saggio contribuirà al suo raggiungimento.

 

   
 

 

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