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Campobasso città senz'anima?
| 2005-06-27 08:40:00 |
di Giuseppe Tabasso
Due libri (Post-Milano di Salvatore Carrubba e Il crollo delle aspettative di Luca Doninelli) hanno aperto giorni fa un "caso Milano" con rabbiose ed appassionate accuse di declino che il filosofo Giovanni Reale ha poi reiterato sul Corriere della sera affermando che la città "è colpita da un male che non fa comprendere i valori delle persone e delle cose".
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Sono parole che, mutatis mutandis, trasferisco pari pari a Campobasso, mia città natale, dopo un'amarissima esperienza vissutavi la settimana scorsa. Ve la riassumo. La rivista Il Bene Comune ospitò una mia ricerca che rivelava ai molisani l'esistenza di un campobassano importante, Michelangelo Pappalardi, intellettuale rigoroso quanto scomodo, "disubbidiente" d'altri tempi, comunista dissidente, capo di una tendenza antigramsciana inizialmente bordighista, braccato dai fascisti e morto esule ad appena 45 anni. Uno storico milanese, Dino Erba, documenta il rilievo di questa figura nelle travagliate vicende della sinistra non appiattita sulle tesi sovietiche e pubblica un libro che l'Ateneo del Molise e l'Assessorato alla Cultura del capoluogo decidono di presentare ai campobassani. Ne esce un convegno di straordinario interesse per la memoria storica locale e per la memoria storica tout court. Ad animarlo c'è lo stesso Dino Erba, c'è il prof. Giovanni Luseroni (che insegna storia all'università molisana), c'è Michele Petraroia che ricorda le lotte di Pappalardi per i più deboli, c'è anche Francesco Pappalardi, docente universitario che ha fatto ricerche d'archivio sul fratello di suo nonno Silverio, c'è il sottoscritto a stimolare approfondimenti sulla tragica e complessa figura di questo grande molisano, c'è Antonio Ruggieri che conduce il convegno (in assenza del rettore Cannata e dell'assessore Di Donato) e c'è il sindaco Di Fabio che si presenta, inatteso, per annunciare l'intitolazione di una strada e di una borsa di studio in onore del grande e finora ignorato concittadino. Insomma una gran bella occasione. Perduta. Perduta per una umiliante mancanza di pubblico: 7 persone 7. Nemmeno un curioso per caso. La delusione è cocente essendomi esposto di persona per coinvolgere nell'iniziativa Erba, Luseroni, Ruggieri e il giovane Pappalardi. Ma oltre alla latitanza dei cittadini, a colpirmi è stata la totale incapacità di informarli e mobilitarli. Locandine di pochi centimetri poste chissà dove, decine di studenti che bivaccano ignari all'esterno della sede universitaria del convegno, una troupe Rai rimandata addirittura indietro, nessun funzionario dell'ateneo e dell'assessorato a far gli onori di casa, latitanti i politici, i memorialisti locali e gli intellettuali (solo due e da citare: Adriana Izzi e Paolo Borrelli), assenti perfino quelli la cui indifferenza avrà fatto rivoltare Pappalardi nella tomba: non c'erano sindacalisti, "disobbedienti", no global, rifondazionisti, ex o post comunisti, non c'erano quelli che non si perdono un corteo di protesta. Una diserzione, un' apatia che mi è parsa la spia, di un sistema a pezzi, di una deriva culturale, sociale, mediatica e organizzativa, di una città che - a dispetto del suo primo cittadino - non ha più un'anima. Ecco perché, cara Campobasso, vale per te quanto ha scritto per Milano il filosofo Reale: sei colpita da un "male che non fa comprendere i valori delle persone e delle cose".
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