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Kenneth DiPietro per occuparsi del personale di questo colosso ha a disposizione 1.100 persone nel suo staff.
Chiamato a sostituire nel 2003 Deborah Willingham, DiPietro, 45 anni, è il primo dirigente della società a non essere stato formato dalla Microsoft. Il nuovo responsabile delle risorse umane, infatti, ha acquisto più di vent’anni di competenza in analoga posizione, prima presso la PepsiCo, poi presso Redmond Valletta Computer come vicepresidente per l’America.
Forte di queste esperienze DiPietro ha portato una ventata d’aria fresca cominciando a buttare nel cestino, tra le altre cose, le famigerate stock options, per interderci quelli della new economy che ha lasciato sul lastrico famiglie intere d’investitori, barattate contro le più allettanti stock award (vere azioni aziendali che hanno un valore in qualsiasi situazione di mercato). Una mossa che ha rivoluzionato le retribuzioni, rendendo felici i numerosi salariati Microsoft e che è piaciuta anche alla casa madre, visto che tra gli obiettivi primari della società di Bill Gates vi è quello di soddisfare i propri lavoratori da cui dipende il suo stesso avvenire. Inoltre, da buon “HR” (human resource), ha gestito il cambiamento non con il solito invio di email, come si usa dappertutto, ma con una comunicazione diretta, fatta d’incontri a tutti i livelli perché, secondo lui, il clima di lavoro e la cultura aziendale contano molto per attrarre e trattenere i talenti.
Il dinamico DiPietro ha quindi fatto centro ed è stato promosso a pieni voti sia dallo staff che dai dipendenti.
Ma come ha fatto il figlio di un emigrato italiano a raggiungere così alte vette nella sua professione?
Suo padre Amedeo di Campochiaro e sua madre Amelia di Fondi, in provincia di Latina, lasciano l’Italia dopo la Seconda guerra mondiale. DiPietro è il più giovane di cinque figli. Amedeo lavora in una fabbrica di scarpe, la Endicott-Johnson Co. che ha preso il nome della piccola cittadina d’Endicott dello Stato di New York.
Amedeo è pagato a cottimo, perciò deve darsi da fare se vuole racimolare i soldi che gli servono per mantenere la sua numerosa famiglia. Il piccolo Ken va qualche volta a trovarlo: è affascinato dal baccano assordante, il viavai di operai, l’odore intenso di plastica e di cuoio che vi emana. Però capisce che in quella fabbrica c’è qualcosa che non va: il papà sta troppo tempo chiuso nello stanzone pieno di polvere ad incollare suole di scarpe di tutte le misure a tempo di record. Comincia così a sognare ad occhi aperti quello che farà da grande, perché, è sicuro, lui il suo papà lo farà lavorare di meno, gli permetterà di stare con i suoi figli. Infatti, dice: «ad otto anni già sapevo che sarei stato responsabile delle risorse umane. Certo a quell’età non potevo conoscere l’esistenza di un tale mestiere, ma sapevo che sarei andato in una fabbrica a controllare i lavoratori per dargli la possibilità di lavorare in modo più giusto e dignitoso».
E Ken, quando arriva all’università e scopre che c’è una facoltà di Dirigente d’azienda in risorse umane, non esita un secondo, quella è la sua.
Il resto viene da sé: prima assunto presso la Pepsi, poi presso la Redmond Valletta Computer e ora in vetta alla società di Bill Gates.
Secondo quelli che lo conoscono, tra le sue qualità spiccano abilità di comando, autodisciplina e senso dell’umorismo. Dice il suo miglior amico che lo conosce dalle elementari, Dave Pace (probabilmente anche lui originario di queste parti), che Ken è sempre stato un leader.
Leader si nasce, non si diventa! Oltre alla spinta sociale, per riuscire nella vita ci deve essere anche un dono naturale. Infatti, Vittorio Emanuele di Savoia è nato principe, ma non ha mai brillato come il figlio del ciabattino di Campochiaro.
E questo, il suo patron Bill Gates lo sa, perché anche lui si è fatto da solo. Hanno scritto che l’attività di un Bill Gates non sarebbe mai potuta nascere in Europa: in Germania gli avrebbero negato l’agibilità del suo garage (da dove ha cominciato l’attività nel 1975), a causa delle rigide norme antincendio; in Italia nessuna banca avrebbe finanziato un ragazzino e in Francia si sarebbe affogato nelle scartoffie burocratiche. Chissà quanti Ken, Bill, e altri ci siamo lasciati sfuggire con regole che talvolta hanno ingabbiato veri talenti!
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