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  Il Molise colonizzato dai cinematografari
2004-04-22 10:25:00
 di Giuseppe Tabasso Quando venne dato l'annuncio che una parte significativa delle riprese del film "Non ti muovere" sarebbero state realizzate nel Molise a molti sembrò che la nostra regione avesse toccato il cielo col dito e fosse stato baciato dalla gloria cinematografica. E invece….
 

Tutti a sbracciarsi, tutti a scodinzolare intorno alla troupe diretta da Sergio Castellitto, figliuol prodigo di origini molisane. Giornali con titoli spropositati, interviste in ginocchio, sindaci in sollucchero. Succede così che la composta tradizione di ospitalità molisana sia ridotta a scendiletto, i servizievoli siano scambiati per servili e la disponibilità per sottomissione. E succede che una tranquilla casa di riposo per anziani ubicata in quel di Bojano venga letteralmente invasa e messa a soqquadro da un'orda di costumisti, truccatori, datori di luce, giraffisti, elettricisti, autisti, faccendieri, aiuti, segretarie e quant'altro.

C'è da trasformare uno stanzone in sala operatoria e una linda camera apparire squallida: nel giro di qualche ora pittori e imbrattatori sono all'opera per soddisfare le esigenze di copione. Il giardino d'inverno degli anziani ospiti viene requisito, il piazzale è un parcheggio per camion, un intero piano dell'edificio è occupato e in parte trasformato in cucina e "refettorio". Macchine da presa, riflettori, gruppi elettrogeni, cavi dappertutto in un continuo via vai di gente, di curiosi, di furgoni e roulottes. Per circa tre settimane il bivacco dei cinematografari trasforma la casa di riposo in una variopinta e caotica foresteria.

Si sa comunque che un set è un set e che il relativo "casino" va messo nel conto. Ma è proprio in materia di conto che la vicenda assume aspetti a dir poco sconcertanti. Calcolando che il budget del film era di 5 milioni e mezzo di euro (più di 10 miliardi in lire) con diritti già venduti in Giappone, Francia e America, provate un po' a quantificare la parcella che l'amministrazione della Casa di riposo avrebbe potuto chiedere al produttore Riccardo Tozzi e alla Medusa Film per tutto il "fastidio" sopra descritto. Senza essere esperti in marketing cinematografico, sarebbe stata dignitosa una gratifica di almeno 40 mila euro.

Senonché, quando l'amministratore della casa di produzione si presenta affabilmente alla direzione della benemerita struttura assistenziale per chiedere "come disobbligarsi", gli viene data una risposta inaspettata (quanto ingenua): "Non lo so, non ne abbiamo idea, fate voi". Fate voi? Figuratevi. Detto fatto e sul tavolo viene subito calato un assegno ammontante a - udite, udite - € 2.500,00 (euro duemila cinquecento, pari a 4 milioni 840mila 675 lire)! Arrivederci e grazie.

Dove sta lo scandalo? Se non c'è un contratto nessuna recriminazione è possibile. Se tutto viene rimesso al cosiddetto "buon cuore" e alla fine il buon cuore non c'è, zitto e mosca. Ma se zitti non rimaniamo è perché la vicenda rivela una sprezzante mentalità da sfruttamento "coloniale" che, per di più, non è affatto giustificata da un ritorno d'immagine per il paese ospitante, visto che il romanzo e il copione del film prescrivono che la storia abbia luogo in una "squallida periferia ". Converrebbe perciò tacere. (E pensare che secondo NUOVO MOLISE il David di Donatello ottenuto dal film "si riflette anche sul Molise".)

Non vogliamo beninteso mettere in discussione i meriti artistici del film, confermati ai botteghini dai primi posti negli incassi. Né vogliamo chiamare in causa Sergio Castellitto per il colpo con destrezza messo a segno dal suo amministratore. Una cosa però vogliamo chiedergli: caro Castellitto, sei o no al corrente dell'ammontare di quel vergognoso emolumento? Perché se non lo sei si potrebbe ancora rimediare in qualche modo. Ma se lo sei accetta un consiglio: per il futuro lascia perdere il Molise. Non ti muovere.

 

   
 

 

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