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Caro Giovanni Petta
| 2004-07-14 08:00:00 |
di Franco Valente
Ieri sera mi ha telefonato mio figlio da Roma per chiedermi per quale motivo non avevo risposto alla tua del 30 giugno.
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Confesso di non averla letta e perciò mi scuso per il ritardo. Prima di tutto voglio precisare che non ho chiamato ignoranti gli abitanti di Ceppagna, ma mi sono limitato a dire che avendo dato 400 voti alla destra e 80 voti alla sinistra “hanno espresso un voto tribale”. Il che, sul piano politico, non significa dare dell’ignorante. Il mio era un giudizio antropologico. Sinceramente quando ho sentito di quella caterva di voti sbilanciati da una parte (84% contro 16%) ho pensato che la notizia fosse arrivata da un lontano paese dell’Africa centrale dove le decisioni si prendono sulla base dei rapporti di sangue e dove la democrazia è considerata una iattura.
Mi chiedi perché uno di sinistra avrebbe dovuto votare Paglione. Potrei chiederti per quale motivo uno di sinistra non partecipa attivamente alla vita di partito per evitare che vengano candidati personaggi che poi giudica non meritevoli di essere votati. E’ noto che le liste le fanno quelli che presidiano le sezioni di partito o che hanno l’elenco dei tesserati. Perciò il voto è l’unica occasione per punire o premiare quello che si decide nei partiti. Se al cittadino viene tolta anche questa ultima facoltà (come è il caso di Ceppagna), allora bisognerebbe abolire le elezioni e determinare preventivamente il risultato sulla base di una appartenenza politica.
Sono convinto che il problema non è stata la candidatura di Paglione in quanto tale. Invece la circostanza che Paglione già ricoprisse un incarico regionale e avesse obiettivi strategici futuri già predeterminati a tavolino potrebbe essere stata da una parte un freno ad una campagna che io avrei fatto con più veemenza nei confronti dell’avversario e dall’altra un limite per dare “visibilità” alle personalità individuali degli alleati. Se fossi stato Paglione avrei fatto apparentamenti con chiunque pur di vincere le elezioni. Non vedo perché il problema sia nato al ballottaggio quando, invece, nel momento in cui si sono fatte le liste nessuno si era posto il problema delle verginità dei candidati imparentati al primo turno. Ma io non sono Paglione e perciò mi limito a contare i voti finali.
Sull'auspicio delle dimissioni dei vertici dei DS certamente non posso dare una risposta. Anche in questo caso mi limito a fare qualche considerazione da osservatore esterno. Mentre i Democratici di Sinistra a livello nazionale hanno nei confronti del Centro un atteggiamento di dialogo aperto e costruttivo, in una parte del popolo DS locale rimane quel modo di fare che a volte urta la mia suscettibilità. Ogni volta che dici o fai qualcosa, sembra che ti vogliano fare l’analisi delle orine e del sangue. Ma anche questo fa parte del gioco ed io l’accetto. E le analisi cliniche me le faccio fare da chi voglio io. Comunque ritengo che la lista unitaria alla provincia di Isernia sia stata un’esperienza positiva, se non altro per capire che il popolo molisano è disposto al cambiamento. Lo aveva fatto scegliendo Mauro dopo una gestione di centro-sinistra che evidentemente non aveva soddisfatto gli elettori. Saremmo riusciti a farlo se Paglione avesse dato più spazio ai candidati alleati riconoscendo anche qualche merito alla loro partecipazione. Sono convinto che personalizzando meno la campagna elettorale il risultato sarebbe stato diverso.
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