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  Cristo si è fermato a Pozzilli, dalle parti di Patriciello
2004-07-19 09:00:00
 di Franco Valente Caro Giovanni Petta,Raffaele Mauro, andando al centro, si è spostato a sinistra e così ha recuperato una regola democristiana fondamentale: chi prende più voti fa l'assessore e comanda.
 
Così, mentre gli si semplifica tutto per fare la Giunta, dimostra che la crisi della destra, voglia o non voglia, si è incanalata nella ineluttabilità della storia.
Oggi la sua è una vittoria di Pirro, ci direbbe qualche professore del liceo. Una vittoria da logismografo, non da capitano di ventura.
L’altra volta aveva vinto veramente perché si presentava per la prima volta e aveva contro un Governo nazionale di centrosinistra, una Regione di centrosinistra, un presidente uscente di centrosinistra. Ottenne il 60% dei voti contro il 52% di oggi.
Insieme ai suoi condomini finalmente Mauro comincia a capire che sono i popoli che fanno la storia. Insieme alle leggi dell’economia ineluttabilmente fanno la storia.
I capi la interpretano e ne amministrano i vantaggi. Il berlusconesimo non insegna neppure come interpretarla, ma solo come amministrare i vantaggi.
E la provincia di Isernia nella storia dei popoli è solo un piccolo accidente, ineluttabilmente trascinato, come siamo trascinati noi da politici di un dio minore in una provincia di un’Italia minore.
Nell’immaginario collettivo Raffaele Mauro non è la destra, come Candido Paglione non è la sinistra. Essi, come ognuno di noi, da giovane hanno pensato di scegliere un fiume, ma in realtà è la corrente che li porta via. E la gente lo sa. Qualcuno salta nel canale altrui nuotando come ha sempre nuotato. Ma l’acqua va verso l’oceano dove ci ritroveremo tutti.
Bisogna vedere se all’oceano ci si arriva da vivi o da morti.
E mentre il nocchiero isernino guida la barca che scende lungo il fiume trascinata dalla corrente, i quattrocento di Ceppagna dicono che Cristo si è fermato a Pozzilli. La tribù, antropologicamente parlando, si aspettava che il Messia trasformasse la parola in carne, ma il Verbo si è fermato al nuovo semaforo di Triverno, quello che l’ANAS sta mettendo all’altezza della nuova tangenziale.
Più o meno dalle parti di Patriciello, il vero grande specialista nella gestione delle campagne elettorali.

Una considerazione sintetica per rispondere alla domanda che mi poni direttamente sul silenzio post-elettorale del centro-sinistra locale.
E’ incredibile che l’unico dibattito pubblico dopo le provinciali sia quello che stiamo facendo tu ed io gridando nel deserto come Giovanni il Battista (nello spazio che Sorbo ci concede).
I silenzi in democrazia sono un brutto segnale. Ma vi sono silenzi e silenzi.
Nel centro-sinistra, ti assicuro, il dibattito è in corso e le non-risposte comunque creano problemi di coscienza. Sono il primo a lamentarmi che questo dibattito non sia ancora pubblico, ma c’é. E poiché credo di essere tra quelli che, pur non facendo vita politica tradizionale, creano sistematicamente discussioni, sono convinto che nei prossimi anni qualcosa maturerà.
E anche se non maturerà nulla, continueremo imperterriti a dire quello che pensiamo. Cominciamo ad essere in tanti.
Come disse il cafone all’onorevole Sedati che non gli aveva fatto il piacere: “Uno alla volta diventeremo un popolo” (… sperando in una lunga vita, aggiungo io).

 

   
 

 

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