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Troppo esile e fragile risulta essere l’attuale equilibrio politico, alla luce delle improrogabili e “sanguinose” riforme che questa terra, per vivere, dovrà fare.
Il centrosinistra non può dare risposte alle sue domande perché spesso non ne ha, almeno come schieramento. Tanto meno Candido Paglione (se non a titolo personale).
La coesione che si trova (a malapena) negli appuntamenti elettorali, frutto più di un retaggio culturale e politico, quasi bacchettone, che di vera e propria condivisione progettuale e programmatica non la si trova e, magistralmente, non la si vuole trovare.
L'avversario di oggi potrebbe essere l'alleato di domani (la storia politica di questa regione negli ultimi dieci anni è stata questa): perché rischiare? Il conflitto di interessi, del resto, non trova interessi (mi si lasci passare il gioco di parole), se non in una manciata di persone che oggi risultano essere pluriquerelate, tra cui anche il sottoscritto.
Il centrosinistra come Petta lo immagina nei suoi quesiti non esiste. Non è, una forza unitaria, con un solo portavoce, con una sola analisi, con una sola strategia, con una sola proposta.
Ogni partito (quando ci riesce), o meglio ognuno all’interno di un partito, pensa per sé. E’ del tutto evidente che gli attuali partiti sono scatole vuote nelle quali si discute quasi esclusivamente di accaparramento di fette di potere, oligarchie che utilizzano il “marchio” dietro il quale non si sa se e quale prodotto si nasconde. I consiglieri regionali non sfuggono a questa logica.
I tavoli programmatici del centrosinistra (quando si riesce a convocarli) sono improduttivi perché non vengono effettivamente allo scoperto le posizioni delle varie componenti . E non potrebbe essere altrimenti perché può esserci una posizione se c’è studio, approfondimento, confronto, dibattito, anche scontro.
Petta, che è certamente attento lettore di questo giornale telematico, sa che i miei giudizi sul centrosinistra molisano non sono mai stati teneri e sono stati più volte esplicitati.
Mi scuserà perciò se non rispondo analiticamente ai suoi quesiti, alcuni dei quali, peraltro, sono rivolti ad altri.
Non ho dubbi che troppo spesso l’azione dell’opposizione ha più il sapore di un atto burocratico che di una forte e convinta iniziativa politico – istituzionale.
Del resto, uno dei limiti di fondo di questo sistema bipolare risiede nel fatto che le aggregazioni avvengono non sulla base della condivisione del progetto e del programma fondamentale ma di logiche di potere per cui c’è una vasta zona grigia del personale politico che può tranquillamente ritrovarsi in uno schieramento o in quello opposto.
Sono tra quelli che continua a ritenere che il vero cancro di questa regione è il clientelismo ed il trasformismo.
Purtroppo il sistema dell’informazione regionale non ha mai prestato troppa attenzione al problema e, ricorderà Petta, che quando qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere sul conflitto di interessi e chi, come me, ne ha sollevato politicamente il problema con una proposta di legge ed ha riproposto il cruciale tema della “questione morale”, è stato da diversi organi d’informazione tacciato di “stalinismo” e “giustizialismo”.
Non ho dubbi che c’è bisogno di un sistema dell’informazione libero e non condizionato dai “poteri forti” che spesso, peraltro, cambiano casacca, allineandosi agli schieramenti che si avvicendano alla guida del potere, ma sono convinto che questo centrosinistra poco farà per creare un sistema delle comunicazioni effettivamente libero e democratico. Ogni potente ha i suoi adulatori.
Resto convinto che fino ad oggi il centrosinistra non ha avuto il coraggio e la volontà di proporsi fino in fondo come forza del cambiamento e non ha operato una rottura con un sistema di potere costruito in un cinquantennio.
Condivido l’amaro giudizio di Alberico Giostra relativo a “l’opposizione di centrosinistra che sembra condividere con la maggioranza di centrodestra pratiche lottizzatorie e spartitorie e una medesima concezione della politica ormai ridotta a pura e semplice occupazione del potere, mostrando di non riuscire a far convivere in senso progressivo una necessaria realpolitik e una energica e combattiva azione di denuncia e lotta politica”.
Alcuni quesiti di Petta lasciano intuire una comune preoccupazione sull’abbassamento della guardia relativa alla “questione morale” che resta, per quanto mi riguarda, per il Paese e per il Molise, l’emergenza principale ed è intimamente legata alla questione delle libertà e della democrazia e perciò della politica.
Personalmente non riesco ad immaginare la politica disgiunta dall’etica.
La politica senza etica crea le premesse per un regime.
* capogruppo alla Regione di "Unità a sinistra"
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