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Cercherò, quindi, di dare debita risposta, spero esauriente, ai suoi interessanti ed importanti quesiti, cercando però, mi perdoni, di non essere schematico ed invece tentare un qualche ragionamento, che, spero, possa essere un piccolo contributo ad un dialogo a più voci, che, come tutte le discussioni può limitare la sterile contrapposizione e favorire un percorso di crescita e di sviluppo, muovendo a fasi di positività che scaturiscono così da un ragionamento collettivo di persone, non solo figure politiche ed istituzionali, alle quali interessano fortemente le vicende del Molise e dei molisani.
Bene, mi chiede il mio pensiero circa la conclusione del procedimento Pantrem. Purtroppo non devo fare un grande sforzo per esprimere ciò che penso: la conclusione della vicenda Pantrem, infatti, dimostra, ancora una volta in Molise, ma ahinoi anche in tante altre parti del Paese, come tanti apparati dello Stato siano bravissimi e categoricamente forti con coloro che sono i più deboli e sicuramente deboli con coloro che invece sono i più forti.
La conclusione dell’iter giudiziario in direzione del fallimento è cosa a dir poco scandalosa, allo stesso modo di come sono scandalosi il fallimento della GTR e le decisioni e il ruolo della Giunta regionale del Molise che ha elargito denaro pubblico senza nessuna garanzia sugli investimenti e sulle ricadute occupazionali.
Una serie di percorsi e scelte che dimostrano soltanto l’approssimazione della classe dirigente nell’elaborare progetti che sano in linea con un vero sviluppo sociale ed economico del territorio e che invece tracimano nell’ovvietà di spender denaro pubblico senza chiedere assolutamente niente in cambio, un modo di agire e di decidere che non appartiene assolutamente ad una classe politica che si fregia di voler amministrare oculatamente e che invece risulta essere una sorta di cornucopia senza regole per i tanti mediocri e cattivi imprenditori, che sguazzano nei pantani del profitto che va al di là dei contratti collettivi e delle tutele dei lavoratori.
Io ritengo che la presenza dei Sindacati all’interno delle aziende è necessario ed auspicabile. Il vero problema è il ruolo che vanno ad assumere.
Per quanto mi riguarda sono sempre stato per un Sindacato conflittuale, in difesa e per l’estensione dei diritti dei lavoratori ed ho mal sopportato le scelte di un Sindacato “concertativo”, che più di una volta ha prodotto sciagure inarrestabili per i lavoratori, mentre ha di fatto permesso una briciola di guadagno in più per i sindacalisti.
Certo che è una profonda amarezza constatare che, pur nella presenza di una sindacalizzazione aziendale, molti dei doveri dei lavoratori aumentano a dismisura ed invece i diritti si accorciano e scompaiano, in barba allo Statuto del Lavoratori, alle leggi ed ai contratti collettivi nazionali di lavoro.
Nel Molise questo succede spesso e volentieri e spesso e volentieri ritroviamo aziende che “cacciano” senza pudore padri di famiglia mentre chiedono finanziamenti e concessioni senza presentare uno straccio di progettualità e senza garanzia alcuna per il mantenimento e l’incremento dell’occupazione. Mah, misteri del mondo del lavoro.
Intanto le interpellanze e interrogazioni in merito al settore lavoro sono diventate ormai centinaia in Regione e non trovano ancora alcuna risposta.
Personalmente ho presentato una diffida-denuncia presso la Procura della Repubblica di Campobasso per mancato rispetto delle norme statutarie, spero che questo atto “estremo” possa servire ad ottenere delle risposte ai tanti e gravi interrogativi posti alla Giunta Regionale.
Venendo alle cause ed ai meriti della vittoria del centrodestra alle elezioni regionali del 2001, a mio avviso, vanno ricercati in massima parte negli “orrori” che il centrosinistra ha commesso. Una coalizione che ha sperperato il vantaggio iniziale, disattendendo ogni aspettativa e di fatto “tradendo” molti degli ideali propri dei partiti che ne formavano il raggruppamento e molti degli impegni presi durante la stessa campagna elettorale che li aveva visti vincitori.
L’accreditamento della Cattolica, la condizione del comparto della Formazione Professionale, la politica energetica, la mancanza di coinvolgimento e partecipazione sono alcune delle tante cause di disaffezione e di abbandono di tanta gente che aveva riposto fiducia al Governo Di Stasi.
La vittoria straripante di Iorio quindi è frutto più di demerito degli avversari che di vero e proprio merito dell’attuale Presidente della Giunta regionale del Molise e degli uomini e Partiti che lo sorreggevano e lo sorreggono.
Una vittoria che sancisce anche il negativo meccanismo del trasversalismi, una pratica che si fa regola e che vede uomini del centrosinistra entrare di peso negli schieramenti della destra. Questo modo di procedere ha di fatto prodotto in molti la distanza dalla politica, una distanza concretizzata dall’astensione al voto ed in qualche parte addirittura sconfina nel voto di contrapposizione, di rabbia, di avvertimento.
Riguardo la politica sanitaria ritengo che essa vada concepita come un sacrosanto diritto dei cittadini ed è in base alle reali esigenze del territorio che va costruita ed attuata una valida proposta di riforma.
Troppi sono gli interessi che ruotano attorno al comparto, sia nella sanità pubblica che in quella privata, interessi che fanno si che ogni scelta, ogni intervento, ogni progetto vengono fatti in base al tornaconto personale e/o di gruppo.
La sanità nel Molise non può esaurirsi esclusivamente nel dibattito su quante ASL e/o quante strutture ospedaliere devono essere presenti, ma bensì di come su tutto il territorio molisano possa essere garantito un efficiente sistema sanitario pubblico.
Ritengo bisogna fare enormi passi in avanti e non paludarsi nelle sabbie mobili di falsi problemi numerici, ma volare un po’ più alto a garanzia degli utenti e del servizio pubblico.
Mi chiede anche cosa penso riguardo al dossier del giornalista Giostra pubblicato dal Diario. Devo dirle che ne condivido lo sforzo d’inchiesta e la sostanza dell’informazione. Un dossier al quale abbiamo contribuito anche noi di Rifondazione Comunista e lo stesso Gruppo Consiliare regionale che dirigo, un contributo di informazioni, di circostanze e di dubbi, che si sono concretizzati in un lavoro anche nostro istituzionale confluito in interrogazioni parlamentari da noi sollecitate ed anche in una miriade di interrogazioni ed interpellanze che ancora aspettano risposta adeguata da parte della Giunta regionale del Molise.
Ancora mi chiede cosa penso del problema “acqua” molisana. Le dico subito che considero l’acqua un patrimonio dell’Umanità. Essa rappresenta la vita, è come l’aria che si respira, come il mare, gli elementi della natura. Credo che non possa essere oggetto dello sfruttamento da parte delle multinazionali o di chi si affida esclusivamente al concetto del profitto. Che farne dell’acqua molisana? Beh, lungi da me ogni caratterizzazione di campanilismo e di sfruttamento, credo fortemente nella solidarietà tra i popoli ed è per questo che continuamente mi chiedo se davvero l’acqua molisana serva ad alleviare la sofferenza della sete dei cittadini pugliesi e campani o se non serva ad alimentare quel bacino di profitto, che è formato dalla speculazione e dalla cattiva impresa? Una domanda legittima, credo, proprio in virtù del fatto che non c’è sicurezza sulla destinazione della risorsa naturale, a fronte di uno sperpero grandioso nell’Acquedotto Pugliese e un meccanismo a dir poco delinquenziale da parte degli uomini che ne dovevano e dovrebbero garantire una buona efficienza e la giusta efficacia per alleviare i bisogni delle persone di Puglia.
Riguardo alle Consulenze esterne che la Giunta regionale sembra attivare in gran numero devo dire cose già espresse in molteplici occasioni. La prima riflessione è che così facendo il Presidente Iorio ed i suoi Assessori non fanno altro che umiliare il lavoro e la professionalità di molti dirigenti ed impiegati della Regione Molise. La scelta dei Consulenti è una scelta che prevede l’utilizzo di professionalità e prerogative di cui l’organico regionale non risulta provvisto. Ritengo che questa sia una immensa falsità e che tanti Consulenti non sono assolutamente necessari e che anzi dovrebbero scomparire al più presto, anche perché costano tanto, tantissimo e, decisamente, ritengo ilo loro apporto, in un contesto di governo regionale privo realmente di grandi fasi elaborative e di scelte operative oculate e numerose, uno spreco gigantesco di risorse. A dire il vero però questo apporto grandioso di Consulenze esterne mi fa pensare ad una duplice strategia, quella di dotarsi, la Giunta Regionale, di una sorta di forte apparato parallelo, che significa soprattutto avere uomini propri a difesa delle prerogative del potere e quella di premiare e ringraziare quanti hanno sostenuto in campagna elettorale le sorti del centrodestra, favorendone il successo. Insomma da una parte il premio ai “fedeli alla linea”, ai vassalli della politica molisana, dall’altro una attenta campagna acquisti per favorire l’immediato futuro elettorale dei nostri eroi.
Mi chiede altresì anche altre cose, che però mi permetto di non prendere in considerazione di una mia risposta. Sono domande che riguardano la reale opinione di altri soggetti ed io, pur avendo una qualche idea in merito, non me la sento di favorire un commento che, ritengo, potrebbe apparire come un percorso di “fantapolitica”, scevro da meccanismi reali di confronto e di dialogo serio e reale. Credo che le persone interpellate, in quanto membri delle Istituzioni, nel ruolo di “politici”, dovrebbero dare comunque risposte ai cittadini che li hanno votati o non votati, ma che comunque hanno partecipato al gran bazar del voto. Se non lo fanno forse hanno le loro ragioni, ragioni che non condivido, né condividerei, essendo una persona sempre pronta al dibattito, una persona che deve continuamente interrogarsi perché non ci sono sempre certezze nella vita, specialmente in quella di chi sceglie la politica come quotidiano, un quotidiano che deve contenere anche i dubbi e gli errori e vedere all’interno, accanto all’esaltazione delle vittorie, anche i giusti momenti di autocritica e di accettazione delle sconfitte.
Vorrei finire questo mio tentativo di dare risposte ai quesiti rivoltomi affermando, ancora una volta, che ritengo il mondo dell’informazione molisana pieno di attente e giuste professionalità. Una serie di giornalisti ed operatori dell’informazione decisamente preparati e puntuali. Ma non riesco a concepire un sistema informativo davvero “libero”. Ritengo ci sia un estremo bisogno di una informazione vera, che scavi tra le zolle del territorio attraverso l’inchiesta, attraverso una sorta di indagine accurata. Una informazione che presenti ai cittadini un progetto di visibilità dei fatti, una analisi di ogni movimento ed ogni scelta, senza coperture, senza manipolazioni delle notizie, senza silenzi ed omissioni. Una informazione che si appropri un po’ di quel “contro” tanto in auge negli anni passati, perché la cosiddetta “controinformazione” è sicuramente un momento di civiltà, se usata in modo giusto, con il compito di informare correttamente e non con l’obiettivo primario di crear conflitto e problemi. Una informazione libera che si sganci dai poteri forti di gruppi di individui che possono controllare le idee e le opinioni della stragrande maggioranza dei cittadini, orientandone perfino i consumi ed i meccanismi culturali ed ideologici. Una battaglia lunga e difficile, questa dell’informazione corretta, ma non per questo da doverci rinunciare, da rassegnarsi al consueto, al normale, al controllo.
Riguardo alle alleanze future il problema che torna affannosamente è quello del “che fare?”. Il rischio che si corre oggi è che alla crisi del centrodestra, sia in campo nazionale che in quello locale, il centrosinistra risponda con la “tentazione” di candidarsi a gestire una sorta di “berlusconismo senza Berlusconi”, cioè di promettere un modello non molto differente dal punto di vista sociale, da realizzarsi magari con maggior prudenza. Con un rapporto meno aggressivo con i poteri tradizionali, soprattutto con maggiore stile: meno barzellette, più serietà tecnica.
Così si “materializzerebbe” la continuità del “governo per il governo”, lasciando tutto intatto, senza nessun blocco sociale di riferimento.
Ed è qui che deve esserci la sfida della sinistra radicale e di alternativa.
Riempire dal basso il vuoto della non politica del centrosinistra.
Una azione di “territorio”. Un lavoro relazionale che si gioca nelle reti di prossimità, al livello del Municipio, delle aree urbane, lì dove la crisi materiale lavora. Dove rischiano di aggregarsi i grumi di rancore che possono alimentare i peggiori progetti di potere. Ma anche là dove si sperimentano gli antidoti alla disgregazione sociale. Le Forme pratiche della comunicazione interpersonale e della solidarietà.
Insomma, là dove si lavora sull’ipotesi di una “nuova antropologia”, fuori dai giochi mediatici ma poveri della dimensione nazionale.
Naturalmente credo di non essere stato esauriente, ma le assicuro che ho cercato di esserlo, comunque sono e sarò sempre disponibile al dialogo ed al confronto per approfondire i temi trattati, in virtù delle Sue domande.
Vorrei, a questo punto, ringraziare il Direttore Antonio Sorbo per l’ospitalità e soprattutto per lo strumento informativo che lui, con i suoi validi collaboratori appronta e che credo sia uno strumento decisamente importante e puntuale.
L’AltroMolise si discosta notevolmente da altri “fogli” regionali e non solo perché strumento telematico, le tematiche di approfondimento sul mensile cartaceo ritengo siano una bella novità nel panorama informativo regionale.
Perciò approfitto dell’opportunità offertami dalle domande del dott. Petta, per dire che ormai il primo gesto al mattino, appena entrato nel mio ufficio al Gruppo consiliare regionale del PRC, è quello di accendere il pc e cliccare sul sito di AltroMolise. Credo non sia un gesto banale.
Vi ringrazio per l’ospitalità. Buon lavoro.
*capogruppo alla Regione del PRC
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