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Ennio Flaiano, Marco Tullio Cicerone e (non poteva mancare) Candido Paglione
| 2004-07-30 10:00:00 |
di Giovanni Petta
Ennio Flaiano diceva: «L'intellettuale? comunque contro».
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Sono d'accordo con lui. Il ruolo dell'opposizione è fondamentale per la vita democratica di un paese. Non si può respirare se non c'è il movimento dell'espirazione. Non si può respirare e vivere con la sola inspirazione. Ci vuole la notte, non solo il giorno. Il maschio e la femmina. E così via.
Non mi è mai piaciuta la Bulgaria. Ciò che si chiamava voto bulgaro, intendo, non la nazione. Non vorrei un Molise bulgaro né di destra né di sinistra. Non mi piaceva il Molise del 70% alla democrazia cristiana. Non mi piace il Molise della linea parallela e spesso coincidente tra Forza Italia e Ds e Margherita e tutto il resto.
Tuttavia, rispetto la scelta elettorale dei miei corregionali e vivo qui, in questa terra, senza svolgere alcuna attività terroristica. Mi sia dato il diritto, però, di dire ciò che penso, di scrivere ciò che immagino per il futuro della mia terra e di fare tutto il possibile affinché siano evitate quelle azioni che ritengo deleterie per il Molise.
Signor Cicerone, io non scrivo per hobby. Per scrivere tolgo tempo ad altre cose. Ma rispondere è una forma di rispetto fondamentale. Non potrei farne a meno. Ecco perché le regalo un po' del mio tempo. Perché lei è una persona e merita rispetto infinito. Per questo motivo, ringrazio Valente, Di Sabato, Donati, Di Lisa e Nagni che hanno voluto prendere del tempo della loro vita per dedicarlo a me, ai miei dubbi. È una cosa veramente importante.
Le venti domande che continuo a proporre agli esponenti politici del centrosinistra possono sembrare - come ha scritto Donati - una graticola. Lo so. Me ne rendo conto. Ma, mi creda, il mio unico obiettivo è quello di fare chiarezza. Rispondere a quelle domande deve essere sentito come un dovere da chi ha deciso di candidarsi sbandierando la sua ferma volontà di fare opposizione.
Anch'io sono convinto che ci siano molte cose positive in Italia e nella nostra regione. Penso però che proprio qui, in Molise, ci siano le dimensioni, le piccole dimensioni - io non le vedo come una limitazione - per fare molto molto di più.
E per fare questo ci vuole coraggio e lavoro, fatica. Coraggio e fatica che ho sempre preteso da chi ci ha governato e che ora chiedo con forza soprattutto a chi lavora all'opposizione.
Le faccio due esempi di cosa intendo per FATICA e per CORAGGIO. Li prenda davvero come due esempi a caso. Se ne potrebbero fare infiniti. Alcuni sono persino impliciti nelle famose domande della «Richiesta di chiarezza».
FATICA Io non credo che i rappresentanti della sinistra molisana abbia evitato il ricorso contro il doppio incarico di Michele Iorio per viltà, per paura di una qualche ritorsione. Io penso che l'abbiano fatto perché non sapevano come fare. Perché non hanno sentito la responsabilità di passare qualche ora, un pomeriggio, un dopo-cena, a studiare le carte, ad approfondire l'argomento per trovare una soluzione. Il semplice cittadino l'ha fatto, ha lavorato e ha trovato la soluzione.
CORAGGIO In coda le allego un articolo pubblicato mercoledì 28 luglio su IL TEMPO. Parla di alcuni casi di discriminazione che sono sotto gli occhi di tutti. Lei pensa che i giovani diessini della provincia di Isernia non siano mai entrati in quei supermercati di cui si parla? Lei pensa che davvero quei giovani evitino di denunciare questo fenomeno perché non ne sono a conoscenza?
Ora, pretendere che un consigliere regionale dell'opposizione dedichi qualche ora del suo tempo allo studio dei problemi e che i giovani attivisti dei partiti di sinistra facciano ciò che, quasi etimologicamente, è nella definizione «giovane di sinistra» a me non sembra un'attivita distruttiva.
Se lei, tuttavia, vorrà chiarire meglio l'accusa che mi fa di «distruttore» sarò pronto a «difendermi», dialetticamente, e a regalarle altro tempo della mia vita.
Speriamo che anche Paglione senta prima o poi lo stesso desiderio di confronto.
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da IL TEMPO del 28 luglio 2004
RETORICA E DISCRIMINAZIONE Storie di presunto antitaccheggio. E se i rom facessero i cassieri al supermarket?
Accade in alcuni supermercati del capoluogo di provincia che ci siano attenzioni particolari per i clienti di etnia diversa da quella indigena. Accade che, all’entrata nel supermercato di persone di etnia Rom, ci sia immediatamente la messa in atto di un piano di offensiva difesa. La cassiera, un magazziniere o un addetto all’esposizione della merce negli scaffali, diventa immediatamente body guard della signora Rom di turno, marcatore stretto della persona di diversa etnia. Il Rom, insomma, è costretto a fare la spesa con un angelo custode accanto che, senza nulla lasciar intendere, con buona educazione, gli fa compagnia, lo accompagna tra gli scaffali. Il fenomeno, notato e segnalato da più di un cittadino, sembra partire dal pregiudizio di chi ordina il controllo: la signora Rom potrebbe nascondere nelle ampie gonne del suo vestire etnico i prodotti della moderna società del consumo, gli oggetti della grande distribuzione. Potrebbe occultarli per passare alla cassa senza pagarli. Così mentre nelle scuole si celebrano i giorni della memoria e si racconta di Nelson Mandela, mentre la sinistra molisana discute di Bush e dell’Iraq, nei luoghi più frequentati della società provinciale si etichettano e si discriminano le persone evidenziandole agli occhi degli altri — anche dei bambini — con un accompagnamento forzato. Evidentemente i politici molisani di sinistra, sempre attenti a parole ai temi della discriminazione sociale, della pace nel mondo e «bla bla bla», non frequentano i punti vendita locali della grande distribuzione o forse preferiscono lottare per i diritti dei Curdi piuttosto che per quelli dei Rom isernini. Ma c’è di più. Un paradosso. In alcuni di questi supermercati — anche qui le segnalazioni sono più d’una — spesso i clienti si lamentano della mancata corrispondenza tra il prezzo dei prodotti esposti allo scaffale e quello pagato e stampato sullo scontrino. La maggior parte dei clienti non ci fa caso. Un buon numero di essi nota e non si ferma a protestare. Qualcuno torna indietro e viene rimborsato con scuse appena accennate. Che sia il caso di sistemare un Rom ad ogni cassa? Per un semplice controllo. Per un contrappasso etnico di giustizia finalmente soddisfatta.
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