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Se Di Lisa ha ancora un minuto...
| 2004-07-31 07:30:00 |
di Giovanni Petta
Grazie innanzitutto della cortesia usata, grazie della risposta.
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Capisco bene che, come lei dice, «Il centrosinistra non è una forza unitaria, con un solo portavoce, con una sola analisi, con una sola strategia, con una sola proposta», ma è proprio questo il motivo per cui chiedo personalmente delle risposte a quelle famose domande. In modo che sia Paglione, portavoce di se stesso a dare una risposta. Che sia Di Sabato, che sia Di Lisa e così via.
È una necessità di chiarezza importante, fondamentale se si vuole risolvere il problema di quel voto definito «tribale» da Franco Valente. Perché dovrei smettere di votare in modo tribale - si chiede l'ipotetico appartenente alla tribù - se la tribù continua a garantirmi quelle poche cose che addirittura perderei se votassi diversamente? Cose che diventano addirittura nebulose e giri di parole nella bocca della sinistra?
Come faccio a dare fiducia a Candido Paglione se non mi dice cosa ne pensa c h i a r a m e n t e di quelle cose di cui si tratta nelle venti domande proposte?
Lei scrive: «Non ho dubbi che troppo spesso l’azione dell’opposizione ha più il sapore di un atto burocratico che di una forte e convinta iniziativa politico – istituzionale».
Be', questo non è più ammissibile, sopportabile. Chi non ha voglia di fare opposizione passi dall'altra parte ma la smetta di rifilarci parole grosse, tronfie affermazioni di circostanza come: «La nostra sarà un'opposizione dura». Altrimenti, come minimo, troverà sulla sua strada chi gli ricorderà continuamente che i comunicati stampa attengono al lavoro dei giornalisti, degli addetti stampa. I politici dell'opposizione devono fare l' O P P O S I Z I O N E con atti concreti, prendendosi la responsabilità di decisioni importanti e, soprattutto, studiando le carte, i dati e facendo proposte concrete e alternative.
Lei scrive ancora: «Sono tra quelli che continua a ritenere che il vero cancro di questa regione è il clientelismo ed il trasformismo».
I periodi del 70% alla Dc ci avevano abituato a questo fenomeno. Ma che niente sia cambiato durante il periodo dell'occasione perduta, con la sinistra al potere, è cosa di gravità assoluta. Che nessun cambiamento possa immaginarsi, nemmeno come oggetto di speranza, nell'atteggiamento saccente di chi non accetta il confronto né riconosce le proprie responsabilità dopo una sconfitta è cosa ancora più pericolosa. Vorrei farle leggere il comunicato dei Ds dopo la batosta del primo turno, prima del ballottaggio e della catastrofe. E poi le chiedo: mi spiega perché Sorbo non è andato a votare al ballottaggio? Perché è di destra?
Lei scrive ancora: «Non ho dubbi che c’è bisogno di un sistema dell’informazione libero e non condizionato dai “poteri forti” che spesso, peraltro, cambiano casacca, allineandosi agli schieramenti che si avvicendano alla guida del potere, ma sono convinto che questo centrosinistra poco farà per creare un sistema delle comunicazioni effettivamente libero e democratico. Ogni potente ha i suoi adulatori».
Ma lei pensa davvero che in Molise esista la censura? Ho scritto continuamente articoli contro Iorio e Patriciello su IL TEMPO. Ho lavorato per quasi un anno a TVI. Nessuno mi ha mai censurato. Ho invitato in trasmissione Ruggieri e Giannubilo che non mi sembrano intellettuali di destra, Francesco Casale che non mi sembra un giornalista di destra e tanti altri che hanno espresso il loro pensiero liberamente. Avevo invitato persino il neo eletto segretario regionale di Rifondazione che non è venuto perché probabilmente gli «era scappato il sonno» (di Sabato ricorderà le mie telefonate un po' arrabbiate per il bidone).
Che ci sia una televisione di Patriciello e una di Pallante è cosa nota a tutti ma forse c'è anche chi va nelle trasmissioni autocensurandosi. In molti salotti di Telemolise vedo spesso rappresentanti di sinistra che chiacchierano amabilmente di ricette e vacanze mentre magari bisognerebbe parlare d'altro.
Non penso che la democrazia in Molise sia deficitaria per colpa di cinquanta ragazzi che scrivono o fanno televisione per cinque euro a servizio. Penso piuttosto che la colpa sia di chi costruisce la propria fortuna e quella della propria famiglia masticando parole che sanno di Opposizione. Di queste persone ho veramente paura. E quando sono molto giovani mi provocano un sentimento di terrore e disgusto.
Se poi io, ipotetico intervistatore, le chiedo: cosa ne pensa della scarsa presenza sindacale nelle grandi aziende della provincia di Isernia? E lei, invece di sfruttare lo spazio che io le offro, fa un giro di parole che mi torna indietro dopo mezz'ora, non mi può parlare di censura.
Vuole che lo dica io? Bene, per esempio alla Gtr i sindacati sono arrivati quando la cosa era ormai bell'e fatta. Come fossero i becchini al capezzale del cadavere del lavoro, sono arrivati per aiutare gli operai a sopportare meglio il dramma del fallimento e della disoccupazione. A curare gli incartamenti. E prima? Nemmeno l'ombra. Vede, l'ho detto ma non è giusto. Non è giusto che sia io a dirlo. È lei che rappresenta i molisani. È Paglione che dovrebbe dirlo e non io. E bisognerebbe fare in modo che la stessa cosa non accada per le altre aziende.
Forse i consiglieri regionali di sinistra dovrebbero fare un giro nelle aziende ogni tanto. Sui cantieri. Lo sa che siamo la regione con la più alta percentuale di morti sul lavoro? Le devo fare io l'elenco di tutte le ditte che fanno lavorare i loro operai senza le protezioni. Lo devo fare io questo lavoro o lei? Io o Paglione? La dignità del lavoro, Cristo Santo, la dignità del lavoro: non è questa la sinistra?
Nella mia risposta a Cicerone c'è un articolo de IL TEMPO (giornale non certo di sinistra) che riporta un episodio di discriminazione avvenuto in provincia di Isernia. È giusto, secondo lei, che su quell'argomento sia arrivato IL TEMPO e non i giovani diessini che si riempiono la bocca di «Giustizia, Pace, Uguaglianza, Berlusconi Porco ecc ecc»?
Lei conclude scrivendo: «Personalmente non riesco ad immaginare la politica disgiunta dall’etica. La politica senza etica crea le premesse per un regime».
Ecco, anch'io ho scritto con la stessa preoccupazione.
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