Campobasso, opera della Polizia ricorda Borsellino e la scorta
Un’opera artistica raffigurante lo stemma araldico della Polizia di Stato è stata svelata nella Scuola Allievi Agenti “Giulio Rivera” di Campobasso. L’iniziativa, promossa dal 233° Corso Allievi Agenti alla vigilia della conclusione del percorso formativo, ha unito il richiamo ai valori della divisa alla memoria del giudice Paolo Borsellino e dei poliziotti uccisi nella strage di via D’Amelio.
La cerimonia nella Scuola Allievi Agenti
All’appuntamento hanno partecipato il direttore della Scuola Dante Panatta, il prefetto di Campobasso Michela Lattarulo e il questore Domenico Farinacci, insieme agli allievi e al personale dell’istituto di formazione.
Il momento centrale della cerimonia è stato lo svelamento dell’opera, accompagnato dalla lettura di una poesia affidata a due giovani allievi. I versi hanno richiamato il sacrificio delle vittime della strage mafiosa avvenuta a Palermo il 19 luglio 1992, conferendo all’iniziativa una marcata dimensione commemorativa.
Nell’attentato persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. La cerimonia di Campobasso si è svolta a breve distanza dall’anniversario dell’eccidio, collegando il percorso dei futuri agenti alla memoria di chi ha perso la vita nell’adempimento del proprio dovere.
I valori racchiusi nello stemma della Polizia
Dopo lo svelamento, il direttore Dante Panatta ha illustrato il significato dei simboli rappresentati nello stemma araldico. Il rispetto della legge, la forza, il coraggio, il soccorso e la vicinanza ai cittadini sono stati indicati come i riferimenti fondamentali dell’attività della Polizia di Stato.
L’opera resterà all’interno della scuola come testimonianza del passaggio del 233° Corso e come richiamo permanente alle responsabilità che attendono gli allievi al termine della formazione. Il simbolo non rappresenta soltanto l’appartenenza a un’amministrazione dello Stato, ma richiama il servizio quotidiano svolto nei confronti della collettività e la disponibilità a intervenire nelle situazioni di pericolo e bisogno.
La scelta di accompagnare l’inaugurazione con il ricordo delle vittime di via D’Amelio ha rafforzato il legame tra formazione professionale, memoria istituzionale e cultura della legalità. Per gli allievi prossimi a entrare in servizio, la cerimonia ha costituito anche un momento di riflessione sul significato umano della professione scelta.
Il 233° Corso verso il giuramento del 5 agosto
L’iniziativa è stata fortemente voluta dagli appartenenti al 233° Corso Allievi Agenti, che concluderanno il proprio percorso nella scuola di Campobasso con il giuramento previsto per il prossimo 5 agosto.
L’opera è stata concepita come un segno concreto lasciato alla città e all’istituto che ha ospitato la loro preparazione. Durante il periodo trascorso nella struttura intitolata a Giulio Rivera, gli allievi hanno affrontato attività didattiche, addestramento operativo e momenti dedicati ai principi etici e istituzionali connessi al servizio di polizia.
Il giuramento rappresenterà il passaggio conclusivo prima dell’assegnazione ai reparti e agli uffici nei quali i nuovi agenti saranno chiamati a operare. Lo stemma svelato nella scuola accompagnerà simbolicamente questa fase, conservando la memoria del corso e del messaggio affidato alla cerimonia.
Un omaggio ai caduti e alla legalità
La presenza delle autorità provinciali ha sottolineato il valore pubblico dell’iniziativa e il ruolo della Scuola Allievi Agenti nel tessuto istituzionale di Campobasso. L’istituto forma personale destinato a prestare servizio in diverse aree del Paese, contribuendo alla preparazione professionale e civile delle nuove leve della Polizia di Stato.
Il ricordo di Borsellino e degli agenti della scorta ha chiuso idealmente il percorso della cerimonia, affidando ai giovani poliziotti un messaggio legato al senso del dovere, alla tutela delle persone e alla difesa delle istituzioni democratiche. L’opera resterà così come testimonianza del 233° Corso e come omaggio a chi ha servito lo Stato fino al sacrificio della vita.
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